Agriturismi bresciani in crescita, 375 strutture e un nuovo progetto sulla salute a tavola
Gli agriturismi bresciani continuano a crescere e confermano il peso della provincia nel turismo rurale lombardo. Brescia conta oggi 375 strutture attive, circa 4.500 posti letto e 9.000 posti ristorazione. È la prima provincia lombarda per numero di agriturismi e rappresenta circa il 21% del totale regionale. Negli ultimi cinque anni il comparto ha registrato una crescita vicina all’8%, con un aumento del 2,7% nell’ultimo anno.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione con l’estensione agli agriturismi del progetto “La salute a tavola: una scelta consapevole”, promosso da Confagricoltura Brescia e Ats Brescia. L’obiettivo è portare anche nelle strutture agrituristiche menù più equilibrati, prodotti locali e piatti pensati per rendere più semplice una scelta sana quando si mangia fuori casa.
Un settore che unisce turismo, agricoltura e territorio
L’agriturismo non è più soltanto una formula di accoglienza legata alla campagna. In provincia di Brescia è diventato un segmento stabile del sistema turistico, capace di mettere insieme ospitalità, ristorazione, vendita diretta, paesaggio e produzioni agricole.
Oltre 250 agriturismi bresciani propongono attività di ristorazione. Quasi due strutture su tre offrono anche il pernottamento, per un totale di 4.476 posti letto. Il dato conferma una trasformazione già avviata da tempo: l’azienda agricola non produce solo materie prime, ma diventa anche luogo di esperienza per chi visita il territorio.
La crescita si inserisce in un quadro turistico favorevole. Nel 2025 la provincia di Brescia ha superato i 3,5 milioni di arrivi e i 12,5 milioni di presenze, confermandosi seconda in Lombardia dopo Milano. Gli stranieri rappresentano una parte decisiva dei pernottamenti e la permanenza media resta tra le più alte della regione.
In questo scenario gli agriturismi intercettano una domanda sempre più precisa. Chi li sceglie cerca prodotti locali, contatto con la natura, luoghi meno standardizzati e un rapporto più diretto con chi lavora la terra.
“Siamo produttori e somministratori della materia prima”
Per Confagricoltura Brescia il punto di forza degli agriturismi è proprio la doppia identità agricola e turistica. «Abbiamo un grande valore aggiunto: siamo produttori e, allo stesso tempo, somministratori della materia prima. In questo modo valorizziamo i nostri territori», osserva Giovanni Vimercati, vicepresidente di Confagricoltura Brescia.
Il passaggio è centrale. Negli agriturismi il cibo non arriva come prodotto anonimo. Nasce spesso dalla stessa azienda, oppure da filiere vicine, e diventa uno strumento per raccontare il territorio.
La richiesta degli ospiti sta cambiando. Cresce l’attenzione alla stagionalità, alla provenienza degli ingredienti e alla possibilità di vivere esperienze all’aria aperta. «Dobbiamo fare in modo che chi arriva nelle nostre strutture possa vivere uno stile di vita sano – sottolinea Vimercati –. È una richiesta che riceviamo sempre più spesso, e che parte anche dalle famiglie e dai bambini».
Salute nei menù: il progetto con Ats Brescia
La novità riguarda l’ingresso degli agriturismi nel progetto “La salute a tavola: una scelta consapevole”. Ats Brescia aveva già avviato il percorso con la ristorazione commerciale, per favorire l’accesso a pasti sani ed equilibrati fuori casa. Ora il protocollo si apre anche alle aziende agrituristiche.
Il percorso prevede l’adesione volontaria delle strutture, il supporto tecnico di Ats, momenti di formazione e la costruzione di proposte gastronomiche nutrizionalmente bilanciate. Il riferimento è la dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
La sfida, però, non è solo tecnica. «La prima sfida è superare il tabù secondo cui il cibo sano è cattivo e quello meno salutare è buono», ha spiegato Claudio Sileo, direttore generale di Ats Brescia. L’obiettivo è arrivare a un menù validato, rendendo più facile scegliere un pasto equilibrato anche fuori casa.
Per il nutrizionista Gianfranco Nucci, gli agriturismi possono diventare «presìdi di salute pubblica». Il loro ruolo, ha spiegato, è quello di fare «da anello di congiunzione tra cucina e scienza».
Il primo a raccogliere la proposta è stato l’Agriturismo 30 di Moniga. «È bastata una settimana di confronto con Ats per convincermi a utilizzare una farina integrale coltivata a Muscoline. Se questo progetto non fosse partito, probabilmente non avrei mai preparato una pasta così», ha raccontato il titolare Franco Caraffa.
Per Gianluigi Vimercati, vicepresidente di Confagricoltura Brescia, il protocollo serve ad accompagnare le aziende «in un percorso di crescita che unisce qualità agricola, cultura dell’accoglienza e attenzione alla salute dei consumatori».
Il boom degli agriturismi bresciani, quindi, non riguarda solo i numeri. Racconta un modello di turismo che prova a tenere insieme accoglienza, impresa agricola, prodotti locali e benessere. Una direzione che, per Brescia, può diventare sempre più strategica.
(Immagine di copertina: Cascina Carretto)
