Economia sociale a Brescia, un valore da oltre 5 miliardi

L’economia sociale a Brescia vale almeno 5 miliardi di euro e pesa in modo rilevante sul sistema produttivo provinciale. Cooperative, associazioni, fondazioni, società di mutuo soccorso e realtà del credito cooperativo non rappresentano solo un presidio sociale. Sono anche una parte concreta dell’economia locale, con occupazione, servizi, volontariato, impresa e risposte ai bisogni delle comunità.

Il dato nasce dalla proiezione sul territorio bresciano del peso nazionale dell’economia sociale, stimato tra l’8% e il 9% del Pil italiano. Una percentuale che a Brescia potrebbe essere persino prudente, perché il comparto ha radici storiche forti e una presenza superiore alla media nazionale.

A livello europeo, l’economia sociale comprende cooperative, associazioni, fondazioni, mutue e imprese sociali. Secondo le rilevazioni più recenti, nell’Unione Europea il settore conta oltre 4,3 milioni di organizzazioni, impiega almeno 11,5 milioni di persone e genera più di 912 miliardi di euro di fatturato.

A Brescia un comparto che incide su lavoro e servizi

Nel Bresciano il dato più solido riguarda la cooperazione aderente a Confcooperative. Da sola produce circa il 5% del Pil provinciale, con 3,4 miliardi di euro di fatturato, 460 organizzazioni, 25mila dipendenti e 146mila soci.

Il quadro complessivo, però, è più ampio. Nell’economia sociale rientrano le realtà che operano nell’assistenza, nella sanità, nell’educazione, nello sport, nella cultura, nell’inserimento lavorativo, nella mutualità e nei servizi di prossimità.

Non si tratta quindi di un settore residuale. Al contrario, è una rete che interviene dove spesso il mercato tradizionale non arriva, oppure dove i bisogni chiedono continuità, presenza territoriale e capacità di costruire fiducia.

Il valore economico si somma a quello sociale. Infatti, molte di queste organizzazioni reinvestono gli utili, mantengono una governance democratica e lavorano per obiettivi di interesse generale. La logica non è la massimizzazione del profitto, ma la produzione di servizi, coesione e opportunità.

Il peso nazionale e il ruolo delle cooperative

In Italia il perimetro dell’economia sociale comprende associazioni, cooperative, fondazioni e società di mutuo soccorso. Le associazioni sono la componente più numerosa, soprattutto nei settori culturale, ricreativo, sportivo e formativo.

Il peso occupazionale maggiore si concentra però nei servizi alla persona. Assistenza sociale, sanità, inclusione e inserimento lavorativo assorbono una quota decisiva degli addetti. È qui che molte organizzazioni assumono dimensioni imprenditoriali vere, con strutture gestionali complesse e responsabilità economiche significative.

Il sistema cooperativo nazionale conferma questa dimensione. Confcooperative rappresenta 16mila imprese, 550mila occupati, 3,3 milioni di soci e 85 miliardi di euro di fatturato.

Questo spiega perché Brescia, provincia con una tradizione cooperativa molto radicata, risulti uno dei territori più sensibili al tema. Il dato dei 5 miliardi non fotografa solo un insieme di enti. Racconta una filiera che tiene insieme economia, welfare, lavoro e comunità.

Dall’Europa al piano nazionale

Il tema è entrato anche nell’agenda politica nazionale. Il 2 luglio 2026 il Governo ha presentato in Consiglio dei ministri un’informativa sul Piano d’azione nazionale per l’economia sociale. Il Piano segue la raccomandazione europea del 27 novembre 2023 e individua quattro aree principali: Terzo settore, cooperazione, sport dilettantistico ed enti religiosi.

Per Brescia il passaggio non è solo normativo. Il riconoscimento istituzionale del settore può incidere su credito, strumenti finanziari, investimenti, misurazione dell’impatto e rapporti con la pubblica amministrazione.

Un ruolo particolare riguarda le banche di credito cooperativo. Per statuto, le Bcc legano l’attività bancaria alla crescita delle comunità locali, al bene comune, alla coesione sociale e allo sviluppo sostenibile. Proprio per questo sono considerate parte dell’economia sociale.

La sfida, ora, è trasformare questo patrimonio in una strategia più riconoscibile. L’economia sociale bresciana è già una forza economica. Per contare di più, dovrà rendere ancora più chiari numeri, impatto e capacità di generare valore duraturo per il territorio.