Presunto reclutamento jihadista, Ullah rinviato a giudizio: processo a Mantova dal 3 dicembre

Khalil Ullah, 38 anni, cittadino del Bangladesh residente a Castel Goffredo, è stato rinviato a giudizio nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Brescia sul presunto arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e sulla propaganda jihadista. Il processo si aprirà il 3 dicembre davanti alla Corte d’assise di Mantova.

L’uomo, arrestato nel settembre 2025, respinge le accuse e si è sempre dichiarato innocente. La vicenda entra quindi nella fase dibattimentale, nella quale dovranno essere verificate le contestazioni formulate dall’accusa. Il rinvio a giudizio non costituisce un accertamento di responsabilità e Ullah deve essere considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

Secondo la ricostruzione della Procura, il 38enne avrebbe avvicinato giovani e giovanissimi della comunità Tabligh mantovana, proponendosi come guida religiosa. L’accusa sostiene che avrebbe utilizzato libri, video e altri materiali riconducibili all’estremismo jihadista nell’ambito di una presunta attività di indottrinamento.

Gli investigatori contestano quindi una condotta che sarebbe stata finalizzata alla diffusione di ideologie e messaggi favorevoli alla violenza. Si tratta, allo stato, della tesi accusatoria che sarà sottoposta al vaglio della Corte.

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Brescia

Ullah, operaio tessile, vive in Italia da 18 anni con la moglie e le tre figlie. Il suo nome era già comparso in una precedente indagine condotta a Genova e sfociata nella condanna definitiva di Faysal Rahman, indicato nel materiale disponibile come appartenente al gruppo terroristico pakistano Tehrik-e Taliban Pakistan.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Ullah avrebbe influenzato Rahman attraverso messaggi e materiali di carattere religioso ed estremista. Anche questo elemento rientra nel quadro investigativo e non equivale a una responsabilità già accertata nei confronti del 38enne nel procedimento ora destinato al processo.

Nell’ambito dell’inchiesta bresciana sarebbe stato analizzato anche lo smartphone dell’imputato. Al suo interno, secondo quanto riportato, sarebbero stati individuati video relativi ad addestramento militare, con esercitazioni sull’utilizzo di armi e tecniche di movimento e copertura tattica.

Dagli accertamenti, tuttavia, non sarebbero emersi contatti diretti con organizzazioni terroristiche.

La difesa di Ullah respinge le accuse

L’accusa descrive Ullah come una figura carismatica all’interno della comunità religiosa mantovana e sostiene che avrebbe utilizzato questo ruolo per avvicinare persone giovani o ritenute vulnerabili al messaggio jihadista.

La ricostruzione viene respinta dalla difesa. Ullah, assistito dall’avvocato Stefano Orlandi, riconosce la propria forte religiosità, ma nega di essere radicalizzato e contesta di avere svolto attività di reclutamento o propaganda terroristica.

Il confronto tra accusa e difesa si sposterà ora davanti alla Corte d’assise di Mantova. La prima udienza del processo è fissata per il 3 dicembre.

(In copertina: immagine dal web)