Carceri, 170 detenuti incontrati a Brescia dagli Sportelli Lavoro: il reinserimento passa anche dall’occupazione

Sono 290 le persone incontrate dagli Sportelli Lavoro attivati nelle carceri di Brescia e Bergamo nell’ambito della sperimentazione promossa da Regione Lombardia per favorire il reinserimento sociale e professionale delle persone sottoposte a esecuzione penale. Un progetto che coinvolge direttamente anche il territorio bresciano, dove sono stati raggiunti complessivamente 170 detenuti tra la casa circondariale Nerio Fischione di Canton Mombello e la casa di reclusione di Verziano.

L’iniziativa punta a costruire un collegamento concreto tra il periodo trascorso in carcere e il successivo ritorno nella società, attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro. L’obiettivo è valorizzare le competenze delle persone, favorire nuove opportunità professionali e contribuire alla prevenzione della recidiva.

I primi risultati sono stati presentati a Palazzo Lombardia durante il convegno dedicato alla sperimentazione degli Sportelli per il lavoro nel sistema penitenziario. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Simona Tironi, che ha ribadito il valore sociale e pubblico di questi percorsi.

«Il lavoro non è soltanto sostegno economico: è autonomia, responsabilità e appartenenza alla comunità», ha sottolineato l’assessore. «Per chi affronta un percorso di esecuzione penale può rappresentare una concreta seconda possibilità».

A Brescia 170 persone incontrate tra Canton Mombello e Verziano

È il dato che riguarda più direttamente il territorio bresciano. Gli Sportelli Lavoro sono stati attivati in due istituti penitenziari della città, con l’obiettivo di intercettare le esigenze delle persone detenute e accompagnarle nella costruzione di un possibile percorso professionale.

A Canton Mombello il servizio è partito il 17 febbraio 2026. Da allora sono stati incontrati 120 detenuti. A Verziano, invece, lo sportello è stato avviato il 15 aprile e ha raggiunto 50 persone, tra cui 20 donne.

Il totale per Brescia arriva quindi a 170 persone incontrate. Un risultato che evidenzia il ruolo dei servizi di orientamento e delle politiche attive del lavoro anche all’interno degli istituti penitenziari.

Non si tratta soltanto di raccogliere informazioni sulle esperienze professionali precedenti. Gli operatori lavorano per individuare competenze, attitudini e possibilità di formazione, così da costruire percorsi coerenti con le caratteristiche individuali e con le opportunità presenti sul mercato del lavoro.

Bergamo, altre 120 persone coinvolte

Anche nella Casa circondariale don Fausto Resmini di Bergamo è attivo uno Sportello Lavoro, operativo dall’11 marzo 2026.

In questo caso sono stati effettuati 16 accessi da parte degli operatori dei Centri per l’Impiego, che hanno incontrato direttamente 96 persone. A queste si aggiungono altre 24 persone segnalate dall’Area Trattamentale e coinvolte in percorsi formativi.

Il totale per Bergamo raggiunge così quota 120. Sommando i dati dei tre sportelli lombardi, il bilancio delle persone incontrate tra Bergamo e Brescia arriva a 290.

La sperimentazione regionale si inserisce in un progetto nazionale che interessa quattro Regioni, con 12 sportelli attivati e circa 700 persone raggiunte. Un’esperienza che punta a sviluppare un sistema strutturato e progressivamente estendibile anche ad altri istituti penitenziari.

Dal carcere al mondo del lavoro: il ruolo delle imprese

Il punto centrale del progetto è rappresentato dalla continuità tra il percorso svolto durante la detenzione e le opportunità disponibili una volta tornati sul territorio.

Gli Sportelli Lavoro sono presidi di politiche attive all’interno degli istituti penitenziari. Gli operatori dei Centri per l’Impiego si occupano di ascolto, orientamento e presa in carico, aiutando le persone a individuare competenze da valorizzare e percorsi formativi da intraprendere.

Regione Lombardia coordina la sperimentazione e favorisce il collegamento con gli strumenti regionali già disponibili, tra cui il Programma GOL e la Dote Inserimento Lavorativo, che possono sostenere i percorsi individuali di formazione e accompagnamento professionale.

Un ruolo decisivo è affidato alle imprese. L’intenzione è coinvolgere direttamente le aziende nella costruzione dei percorsi, favorendo occasioni di formazione, tirocinio e inserimento lavorativo.

In questo contesto viene richiamata anche la Legge Smuraglia, che prevede agevolazioni fiscali e contributive per le imprese che assumono persone detenute o internate, in presenza dei requisiti previsti dalla normativa. Uno strumento pensato per rendere più conveniente l’assunzione e favorire concrete occasioni di lavoro.

La Regione intende inoltre rafforzare le attività di sensibilizzazione del sistema produttivo, superando i pregiudizi che ancora possono ostacolare l’inserimento professionale di chi ha alle spalle un’esperienza detentiva.

Tironi: «La sfida è costruire un sistema, non finanziare singoli progetti»

L’assessore regionale Simona Tironi ha evidenziato la necessità di andare oltre le iniziative isolate e costruire un modello capace di accompagnare la persona in tutte le fasi del percorso.

«La sfida quindi non è finanziare singoli progetti, ma costruire un sistema capace di accompagnare la persona dal carcere al territorio, dalla presa in carico all’acquisizione di competenze, fino a una reale opportunità professionale», ha dichiarato.

Tironi ha anche sottolineato che la responsabilità del reinserimento non può ricadere esclusivamente sulla persona detenuta. È necessario che anche il sistema produttivo sia pronto a riconoscere capacità e potenzialità, senza fermarsi al passato di chi cerca una nuova opportunità.

«Il lavoro può diventare una seconda possibilità solo se intorno alla persona esiste una rete capace di sostenerla e accompagnarla», ha aggiunto l’assessore.

Un investimento sulla sicurezza e sulla coesione sociale

La sperimentazione nasce da una proposta di Sviluppo Lavoro Italia, nell’ambito dell’iniziativa nazionale dedicata alle reti specialistiche e alle misure per l’inserimento lavorativo delle persone detenute, promossa dal Ministero del Lavoro e dal Ministero della Giustizia.

Regione Lombardia ha aderito al progetto attraverso un Protocollo d’Intesa con il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e l’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Lombardia, approvato nell’ottobre 2025.

Al convegno di Palazzo Lombardia hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni penitenziarie, della magistratura e del mondo delle politiche attive del lavoro, tra cui la presidente della Corte d’Appello di Brescia Giovanna Di Rosa e la presidente e amministratrice delegata di Sviluppo Lavoro Italia Paola Nicastro.

Il principio alla base del progetto è che offrire una possibilità concreta di lavoro possa contribuire a costruire un futuro diverso, riducendo il rischio che le persone tornino a delinquere una volta terminata la pena.

Per Brescia, i 170 colloqui realizzati a Canton Mombello e Verziano rappresentano un primo bilancio di un’esperienza che punta a rafforzare il collegamento tra istituti penitenziari, servizi per l’impiego, formazione e imprese. La prospettiva è quella di consolidare il modello e renderlo progressivamente disponibile anche in altri territori lombardi.

Perché il reinserimento non si esaurisce con l’uscita dal carcere: la possibilità di trovare un lavoro, acquisire autonomia e ricostruire relazioni con la comunità può diventare un passaggio fondamentale anche per la sicurezza collettiva.