Caso A2A, Azione attacca il centrodestra di Brescia: «Alzare la voce non farà risparmiare un euro ai bresciani»

Il confronto politico su A2A a Brescia si sposta anche sul rapporto tra le forze cittadine e il Governo nazionale. Al centro della polemica ci sono le accuse rivolte alla multiutility e le richieste di chiarimento avanzate dal centrodestra bresciano. A intervenire sono i consiglieri comunali di Azione – Italia Viva – +Europa, Francesco Tomasini, Fabrizio Benzoni e Luca Pomarici, che contestano il metodo scelto dagli esponenti dell’opposizione.

La presa di posizione arriva con un comunicato intitolato «A2A, il centrodestra alza la voce a Brescia e la abbassa a Roma». I tre consiglieri sostengono che le verifiche sulle contestazioni debbano spettare alle autorità competenti e chiedono al centrodestra di rivolgere le proprie domande anche al Governo.

«Ci chiedono se stiamo con Calenda o con A2A. Rispondiamo con una parola sola: stiamo con i bresciani», dichiarano i firmatari.

Caso A2A a Brescia, Azione chiede di distinguere accuse e verifiche

Il primo punto sollevato dai consiglieri riguarda la necessità di non considerare accertate le contestazioni rivolte ad A2A.

«A2A è un patrimonio della città e merita serietà. Nessuna accusa è una verità accertata, nessuna richiesta di verifica è un atto di slealtà verso Brescia», si legge nel documento.

I tre esponenti del gruppo consiliare criticano quella che definiscono un’impostazione contraddittoria del centrodestra. Secondo la loro ricostruzione, gli avversari politici avrebbero prima chiesto che la fondatezza delle accuse fosse verificata dalle autorità, per poi sollecitare una presa di posizione pubblica.

«Noi scegliamo la prima: il garantismo per noi non funziona a corrente alternata, mentre in casa d’altri, a quanto pare, è solo una bella bandierina», affermano.

La dichiarazione fa riferimento a una polemica politica della quale il comunicato non ricostruisce integralmente l’origine. In particolare, non specifica il contenuto delle accuse ad A2A, né identifica il documento del centrodestra al quale risponde.

Per questo motivo, le contestazioni restano riportate come oggetto del confronto politico, senza attribuire loro il valore di fatti accertati.

Il riferimento a Carlo Calenda e al ministro Pichetto Fratin

Un secondo elemento della replica riguarda Carlo Calenda, chiamato in causa nel confronto politico.

I consiglieri sostengono che il centrodestra bresciano dovrebbe rivolgere le proprie richieste di chiarimento anche al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, esponente di Forza Italia.

«Dove ha posto la domanda Calenda? In Senato. A chi? Al ministro Pichetto Fratin, di Forza Italia, governo Meloni», scrivono Tomasini, Benzoni e Pomarici.

Nel comunicato i tre consiglieri affermano che il ministro avrebbe richiamato gli strumenti di controllo e gli approfondimenti in corso.

È una ricostruzione contenuta nella loro nota politica: il materiale allegato non riporta il testo dell’intervento parlamentare, la data della domanda né il contenuto integrale della risposta ministeriale.

Da qui l’affondo rivolto agli avversari: «Al centrodestra bresciano questa risposta basta? Se basta, lo dica. Se non basta, telefoni a Roma, il numero ce l’hanno».

Bollette e prezzo dell’energia, lo scontro si allarga al Governo

La parte conclusiva della dichiarazione sposta l’attenzione dal confronto su A2A al costo dell’energia.

Secondo i consiglieri di Azione – Italia Viva – +Europa, il centrodestra locale dovrebbe chiedere al Governo interventi capaci di incidere sulle spese sostenute da famiglie e imprese.

«In Loggia trovano il tempo per interrogare Azione, la sindaca e la maggioranza ma al Governo non dedicano una riga», sostengono i firmatari.

Il gruppo consiliare rivendica quindi la propria autonomia politica e il proprio ruolo nella maggioranza che governa Brescia.

«Azione ci sta con le proprie idee, con autonomia e con la responsabilità di governare Brescia. Se il comunicato serviva a dividerci, ha fallito. Se serviva a difendere chi paga le bollette, ha sbagliato indirizzo».

La chiusura del documento è una critica diretta alla strategia comunicativa degli avversari: «Fare la voce grossa in Loggia e miagolare davanti al Governo non farà risparmiare un euro ai bresciani».

La nota conferma così due piani distinti del confronto: da una parte la richiesta di verifiche sulle accuse relative ad A2A, dall’altra la polemica sulle responsabilità politiche nazionali in materia di energia.