La musica di Paolo Chimeri torna a Brescia: un patrimonio di 3mila documenti da riscoprire
Quasi cinque secoli di storia bresciana racchiusi anche nella musica. È questo il significato del progetto di valorizzazione del Fondo Paolo Chimeri, il patrimonio musicale custodito dalla Fondazione Casa di Dio e ora destinato a diventare progressivamente più conosciuto e accessibile alla città.
Il primo appuntamento pubblico è in programma sabato 10 ottobre alle 17 nella chiesa di San Carlo, in via Moretto, con l’avvio ufficiale del progetto di catalogazione scientifica del Fondo e la presentazione in prima mondiale del nuovo CD pubblicato da Tactus e dedicato alle composizioni di Paolo Chimeri. Al pianoforte ci sarà Gerardo Chimini, musicista e ricercatore che da anni si occupa della riscoperta del repertorio legato al territorio bresciano.
Un patrimonio di circa 3mila documenti
Il Fondo Chimeri è molto più di una semplice raccolta di spartiti. Secondo i dati dell’Anagrafe delle Biblioteche Italiane, conserva circa 2.000 documenti musicali a stampa e 800 manoscritti, con materiali che attraversano un arco temporale dal Settecento al Novecento. Ci sono edizioni rare, copie di importanti compositori e numerosi autografi di Chimeri.
Una parte significativa del patrimonio è legata direttamente alla storia delle istituzioni assistenziali bresciane. Alcuni manoscritti riportano infatti indicazioni che testimoniano il loro utilizzo negli antichi Istituti della Pietà e delle Orfanelle.
Tra i materiali conservati figurano anche composizioni destinate al coro femminile delle Orfanelle, del quale Chimeri fu a lungo maestro. Il Fondo contiene inoltre testimonianze della produzione musicale di altri autori, comprese copie settecentesche e materiali di particolare interesse per gli studiosi.
Chi era Paolo Chimeri
Nato a Lonato nel 1852, Paolo Chimeri fu una figura centrale della vita musicale bresciana tra Ottocento e Novecento. Pianista, compositore, direttore d’orchestra e insegnante, iniziò prestissimo gli studi sotto la guida del padre Filippo, musicista e organista.
La sua precocità musicale è documentata già dall’infanzia. Ancora bambino si esibiva in pubblico e a dieci anni suonò al Teatro Grande di Brescia una fantasia su temi belliniani. Nel 1866, a soli quattordici anni, venne nominato istruttore del coro del Teatro Grande. Tre anni più tardi fu tra i fondatori, insieme ad Antonio Bazzini e ad altri musicisti bresciani, della Società dei Concerti di Brescia.
Chimeri sviluppò parallelamente una lunga attività didattica. Fu il primo insegnante gratuito di pianoforte dell’Istituto Musicale Venturi, oggi Conservatorio Luca Marenzio, e tra i suoi allievi ci fu anche Arturo Benedetti Michelangeli, che studiò con lui da bambino.
“Non soltanto conservare, ma restituire alla città”
Il progetto della Fondazione Casa di Dio punta proprio a riportare questo patrimonio fuori dagli archivi e a renderlo fruibile.
«Il Fondo Chimeri rappresenta molto più di una raccolta di documenti musicali – sottolinea il presidente della Fondazione Casa di Dio, Paolo Lombardi –. È una parte della nostra memoria e, come tale, abbiamo sentito il dovere di custodirla, studiarla e soprattutto restituirla alla città».
La catalogazione scientifica secondo gli standard SBN Musica consentirà di dare ordine al patrimonio e, soprattutto, di renderne conoscibile il contenuto a studiosi, ricercatori, studenti e cittadini. L’Archivio della Fondazione Casa di Dio risulta infatti censito nel Servizio bibliotecario nazionale ed è aperto alla consultazione da parte di ricercatori e studenti.
«Catalogare non significa semplicemente conservare – prosegue Lombardi –: significa creare le condizioni perché questo patrimonio possa tornare a vivere attraverso la conoscenza, l’ascolto e la partecipazione della comunità».
Il CD di Gerardo Chimini
La musica tornerà quindi a essere protagonista già sabato 10 ottobre. Durante l’appuntamento nella chiesa di San Carlo, Gerardo Chimini presenterà per la prima volta il CD Tactus dedicato alle composizioni pianistiche di Chimeri.
Chimini ha curato il lavoro di ricerca e ha registrato il disco, contribuendo così a riportare all’ascolto composizioni rimaste a lungo ai margini del repertorio.
La presentazione del CD non sarà dunque un’iniziativa isolata, ma il primo momento pubblico di un percorso più ampio: da una parte la ricerca e la catalogazione, dall’altra l’esecuzione musicale come strumento per restituire vita alle opere.
Verso i 450 anni di Casa di Dio
La valorizzazione del Fondo Chimeri assume un significato particolare anche nel percorso verso il 450° anniversario della Fondazione Casa di Dio, che sarà celebrato nel 2027.
La Fondazione, nata a Brescia nel 1577, sta accompagnando l’anniversario con un programma che comprende iniziative culturali e interventi sul proprio patrimonio storico e artistico. Il Fondo Chimeri è uno dei tasselli di questo progetto, insieme ad altri beni e luoghi della Fondazione.
«I 450 anni non vogliono essere soltanto una celebrazione del passato – spiega ancora Lombardi –. Sono per noi l’occasione per guardare alla storia della Fondazione come a una responsabilità verso il futuro».
L’obiettivo, dunque, è trasformare la memoria in patrimonio vivo: non soltanto conservare documenti e spartiti, ma creare occasioni perché possano essere studiati, ascoltati e condivisi.
A gennaio 2027 la nuova sede del Fondo
Il progetto avrà una seconda tappa fondamentale sabato 16 gennaio 2027, quando sarà inaugurata la nuova sede dedicata al Fondo Chimeri, pensata per la tutela, la conservazione e la consultazione del patrimonio.
Per l’occasione è previsto anche un concerto con il pianista Alberto Ranucci, il soprano Gisella Liberini e l’ensemble femminile Sifnos.
«Quello che inaugureremo a gennaio – conclude Lombardi – non sarà semplicemente un nuovo spazio, ma un luogo di restituzione. Vogliamo che il Fondo Chimeri possa essere studiato, conosciuto e ascoltato, diventando parte integrante della vita culturale della città».
Una storia che parte da un musicista nato a Lonato quasi 175 anni fa e arriva fino alla Brescia di oggi, passando attraverso migliaia di spartiti e manoscritti. Un patrimonio che la Fondazione Casa di Dio vuole ora riportare alla luce, perché la memoria musicale della città possa tornare a essere ascoltata.
