WTE, la Corte d’Appello conferma la condanna. Il Comitato Cittadini Calcinato: «Una decisione importante per il territorio»
La Corte d’Appello di Brescia ha confermato il 1° ottobre la sentenza di primo grado nei confronti di Giuseppe Giustacchini e della società WTE, al centro della maxi-inchiesta sulla gestione e lo smaltimento dei fanghi destinati ai terreni agricoli. Per Giustacchini resta quindi la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. Confermate anche le conseguenze a carico della società, tra cui la responsabilità amministrativa, la sanzione pecuniaria e le provvisionali riconosciute alle parti civili.
La vicenda riguarda l’attività della WTE tra il 2018 e il 2019. Secondo l’impostazione accusatoria accolta nei procedimenti, circa 150mila tonnellate di materiale sarebbero state destinate a terreni agricoli di decine di Comuni del Nord Italia. L’inchiesta aveva portato al sequestro degli impianti della società di Calvisano, Calcinato e Quinzano d’Oglio nel 2021.
Il Comitato: «Un passaggio importante per i cittadini»
Tra le parti civili del procedimento c’è il Comitato Cittadini Calcinato, che ha accolto la conferma della sentenza come un passaggio significativo dopo anni di attività, segnalazioni e iniziative sul territorio.
Il Comitato sottolinea anche un altro aspetto della vicenda: nei mesi scorsi aveva ricevuto una formale diffida dall’avvocato di Giustacchini, anche nell’interesse di WTE, accompagnata da una richiesta risarcitoria di importo molto elevato e riferita anche alle segnalazioni presentate negli anni dall’associazione.
Il Comitato, attraverso il proprio legale, aveva respinto integralmente la richiesta, ritenendola infondata.
«Riteniamo fondamentale ribadire un principio che va molto oltre la nostra vicenda: i cittadini devono poter segnalare alle autorità problemi, disagi e situazioni che ritengono meritevoli di approfondimento. Segnalare non significa formulare una condanna, ma chiedere agli organi competenti di verificare», afferma il Comitato.
La posizione dell’accusa e quella della difesa
Nel corso dell’udienza d’appello del 13 luglio, il Procuratore Generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. L’accusa aveva evidenziato come le contestazioni difensive riguardassero soprattutto aspetti formali e documentali, contrapponendovi le risultanze delle indagini condotte da Carabinieri Forestali, Polizia giudiziaria, ARPA e dagli altri organismi coinvolti.
Secondo l’accusa, al centro della vicenda c’era una gestione non regolare dell’attività aziendale e la presenza nei materiali di sostanze considerate problematiche, tra cui metalli pesanti, idrocarburi e cromo esavalente.
La difesa di Giustacchini ha invece contestato le conclusioni dell’accusa, sostenendo la conformità delle analisi e chiedendo alla Corte di accogliere i motivi di appello. Dopo la decisione, l’avvocato Luca Patti ha annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione, contestando tra l’altro la ricostruzione del profitto illecito e la qualificazione dei materiali.
Confermati anche i risarcimenti
Per il Comitato Cittadini Calcinato la sentenza d’appello conferma anche il riconoscimento di 5mila euro di risarcimento, già stabilito in primo grado.
L’associazione precisa però che, a oggi, la somma non è stata ancora materialmente corrisposta. Secondo quanto riferito dal Comitato, la mancata corresponsione sarebbe stata motivata dall’impossibilità di disporre dei beni e dei conti correnti interessati dai provvedimenti giudiziari.
«Il risarcimento è stato riconosciuto dal giudice e oggi nuovamente confermato, ma il Comitato non ha finora ricevuto alcuna somma», sottolineano i rappresentanti dell’associazione.
La sentenza ha confermato anche le provvisionali da 5mila euro riconosciute alle altre parti civili ammesse e le conseguenze patrimoniali nei confronti della società.
«Nessun trionfalismo, continueremo a segnalare»
Il Comitato Cittadini Calcinato precisa di non voler trasformare la decisione giudiziaria in un motivo di trionfalismo. Già dopo la sentenza di primo grado, infatti, l’associazione aveva manifestato la propria percezione di una pena contenuta rispetto alla gravità dei fatti contestati e alla portata delle conseguenze ambientali ipotizzate.
La conferma in appello viene però considerata un risultato importante e un rafforzamento dell’impegno futuro.
«Continueremo, come abbiamo fatto in tutti questi anni, ad approfondire, informare e segnalare alle autorità ciò che riteniamo possa mettere a rischio il territorio, l’ambiente e la salute. La tutela del bene comune passa anche attraverso cittadini consapevoli e liberi di esercitare questo diritto», conclude il Comitato.
La vicenda giudiziaria, intanto, potrebbe non essere ancora conclusa: la difesa ha infatti annunciato il ricorso in Cassazione.
