Ozono, estate nera in Pianura Padana: Brescia quarta in Lombardia con 100 giorni di superamento

Legambiente lancia l’allarme al Summit “Aria Pulita per il Veneto” a Venezia: chiesta una strategia nazionale contro l’inquinamento. Nel mirino traffico, diesel e allevamenti intensivi.

L’inquinamento da ozono continua a preoccupare la Pianura Padana e la Lombardia. L’estate 2026 si chiude con un bilancio pesante per la qualità dell’aria: secondo i dati diffusi da Legambiente in occasione del quinto Summit “Aria Pulita per il Veneto”, organizzato a Venezia il 23 ottobre, 35 capoluoghi del bacino padano hanno superato la soglia dei 25 giorni di superamento annuali, per un totale di 2.834 giornate oltre il limite di riferimento indicato dall’associazione.

Un quadro che riporta al centro dell’attenzione il problema dell’inquinamento atmosferico e le sue conseguenze sulla salute. In Lombardia, secondo il bilancio presentato nel comunicato, Bergamo guida la classifica con 116 giorni di superamento, seguita da Monza con 111. Brescia si colloca al quarto posto con 100 giorni, confermando la gravità della situazione nel territorio regionale.

Legambiente chiede al Governo una strategia nazionale capace di affrontare le cause strutturali dell’inquinamento, con un piano straordinario dedicato alla Pianura Padana, obiettivi vincolanti e risultati misurabili. L’obiettivo è superare interventi frammentari e ritardi accumulati, attraverso politiche coordinate che incidano concretamente sulle emissioni.

Lombardia, Legambiente: «Servono politiche strutturali e risultati verificabili»

Per l’associazione ambientalista, la situazione lombarda è il segnale di un ritardo che continua a pesare sul risanamento dell’aria. Le condizioni geografiche e meteorologiche della Pianura Padana, caratterizzata da una particolare difficoltà nel disperdere gli inquinanti, rappresentano un fattore aggravante, ma non possono diventare una giustificazione per rinviare gli interventi.

«La Lombardia deve rendersi più credibile agli occhi dell’Europa», afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. La richiesta è quella di politiche coordinate e strutturali, accompagnate da risultati verificabili, che coinvolgano trasporti, climatizzazione ed emissioni provenienti dal settore zootecnico.

Tra le priorità indicate dall’associazione ci sono l’elettrificazione dei trasporti e dei sistemi di climatizzazione, insieme a misure per rendere più sostenibile l’allevamento. Legambiente critica inoltre le continue proroghe relative alle limitazioni per i veicoli diesel Euro 5 e invita le istituzioni ad accelerare la transizione verso sistemi di mobilità meno inquinanti.

Trasporti e mobilità: nel mirino le scelte regionali

Una parte rilevante delle critiche riguarda la programmazione regionale dei trasporti. Nel comunicato, Legambiente contesta l’impostazione del Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti, sostenendo che continui a puntare sullo sviluppo di nuove strade e autostrade senza imprimere una svolta sufficientemente incisiva al trasporto pubblico e collettivo.

Secondo l’associazione, servirebbero investimenti più ambiziosi nel trasporto pubblico, collegamenti più efficienti e un rafforzamento della mobilità ciclistica, considerata un’alternativa importante all’utilizzo dell’automobile privata. Legambiente critica anche il ruolo marginale assegnato alla bicicletta nella programmazione regionale, proprio mentre la sicurezza di ciclisti e pedoni resta una questione rilevante.

Nel documento vengono inoltre citate BreBeMi e Pedemontana come esempi di infrastrutture che, secondo la valutazione dell’associazione, non avrebbero prodotto benefici sul traffico proporzionati ai costi sostenuti. Una posizione che si inserisce nel più ampio confronto sulle politiche infrastrutturali e sulla necessità di ridurre le emissioni del settore dei trasporti.

Sul fronte della transizione energetica, Legambiente evidenzia anche la necessità di accelerare la diffusione dei veicoli elettrici. Il problema, secondo l’associazione, è legato anche alla permanenza sulle strade di motori diesel e benzina, che contribuiscono alle emissioni di ossidi di azoto, sostanze coinvolte nei processi chimici che portano alla formazione dell’ozono.

Diesel Euro 5, rinvio delle limitazioni al 2027

Il tema assume particolare rilievo alla luce delle decisioni adottate nelle ultime settimane. Regione Lombardia ha infatti rinviato al primo ottobre 2027 l’introduzione delle limitazioni regionali alla circolazione dei diesel Euro 5, inizialmente previste dal primo ottobre 2026.

La decisione, adottata in attuazione delle nuove disposizioni nazionali, riguarda anche le città lombarde interessate dal provvedimento, tra cui Brescia, Bergamo, Monza e Milano. Restano invece in vigore le limitazioni previste per le categorie di veicoli più inquinanti già soggette ai blocchi.

Per Legambiente, il rinvio rischia di rallentare ulteriormente la riduzione delle emissioni e dovrebbe essere accompagnato da misure efficaci per favorire il passaggio a mezzi meno inquinanti. L’associazione chiede quindi interventi capaci di coniugare la tutela della salute, le esigenze di mobilità dei cittadini e il sostegno alla trasformazione tecnologica del settore automobilistico.

Allevamenti intensivi, un’altra fonte da affrontare

Accanto ai trasporti, Legambiente individua negli allevamenti intensivi un’altra fonte importante di emissioni. Nel comunicato dedicato alla Lombardia, l’associazione sostiene che la concentrazione degli allevamenti sul territorio regionale sia particolarmente elevata rispetto al resto del bacino padano e al resto d’Italia.

Il settore zootecnico contribuisce all’inquinamento attraverso emissioni differenti nel corso dell’anno. In inverno, l’ammoniaca favorisce la formazione delle polveri sottili; in estate, il metano contribuisce ai processi che portano alla formazione dell’ozono troposferico. Per questo, secondo Legambiente, la qualità dell’aria deve essere affrontata attraverso politiche che coinvolgano contemporaneamente trasporti, agricoltura ed energia.

L’associazione indica nella programmazione agricola europea per il periodo 2028-2034 un’occasione per intervenire sul tema della sostenibilità degli allevamenti, chiedendo alla Regione di non perdere un’ulteriore opportunità per affrontare le cause strutturali dell’inquinamento.

Ozono e salute, la sfida non si esaurisce con l’estate

L’ozono troposferico è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente da una singola fonte, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni chimiche che coinvolgono diversi precursori, tra cui gli ossidi di azoto e i composti organici volatili, favorite dalla radiazione solare e dalle temperature elevate.

Le condizioni meteorologiche estive possono quindi favorire concentrazioni elevate, soprattutto nelle aree in cui le emissioni dei settori produttivi e dei trasporti si sommano a condizioni atmosferiche poco favorevoli alla dispersione degli inquinanti.

L’esposizione all’ozono può provocare irritazione delle vie respiratorie e aggravare disturbi respiratori, con rischi maggiori per bambini, anziani e persone con patologie preesistenti. Gli effetti riguardano anche la vegetazione e le colture agricole.

I dati presentati da Legambiente rilanciano così la necessità di un piano coordinato per il bacino padano, capace di affiancare agli interventi emergenziali misure permanenti e verificabili. Per Brescia e per il resto della Lombardia, il tema della qualità dell’aria resta una delle sfide ambientali più urgenti: ridurre le emissioni significa intervenire sulle scelte di mobilità, sui sistemi energetici e sul modello produttivo, con l’obiettivo di tutelare la salute dei cittadini.