Miele, annata 2026 a due velocità nel Bresciano: bene acacia, tiglio e castagno, crolla la melata

Un’annata a due velocità per l’apicoltura bresciana. Il 2026 era partito con risultati soddisfacenti, soprattutto per alcune delle principali produzioni, ma la situazione è cambiata con l’arrivo dell’estate, quando caldo intenso e siccità hanno messo sotto pressione le fioriture e ridotto la disponibilità di nettare.

Il bilancio della stagione evidenzia quindi una situazione molto differenziata. Acacia, tiglio, castagno e millefiori di giugno hanno garantito produzioni positive, mentre i millefiori di luglio hanno registrato cali fino al 50% in alcune zone. La situazione più pesante riguarda però la melata, con diminuzioni comprese tra il 70 e l’80% e, in alcuni areali, produzioni completamente azzerate.

Un quadro che si inserisce in una stagione agricola lombarda caratterizzata da temperature elevate e da una disponibilità idrica particolarmente critica. A giugno, in particolare, la Lombardia ha registrato temperature molto superiori alla media, con anomalie marcate anche nel Bresciano.

Caldo e siccità, la stagione cambia passo

A incidere maggiormente sulla seconda parte dell’annata sono stati il caldo prolungato e la scarsità di precipitazioni. Temperature elevate hanno accelerato la conclusione delle fioriture, mentre la carenza d’acqua ha ridotto la disponibilità di nettare per le api.

Le conseguenze sono state differenti a seconda delle zone e della disponibilità di irrigazione. Le colture irrigue hanno mantenuto livelli produttivi più soddisfacenti, mentre nelle aree non irrigue le perdite sono risultate più consistenti.

Il clima ha quindi inciso direttamente sul lavoro degli apicoltori, che devono seguire l’andamento delle fioriture e, quando possibile, spostare gli alveari per cercare nuove fonti nettarifere.

«L’apicoltura è uno degli ambiti agricoli in cui gli effetti della crisi climatica si manifestano con maggiore evidenza – dichiara Laura Facchetti, presidente di Coldiretti Brescia –. Siccità, temperature elevate e fenomeni atmosferici estremi possono compromettere in pochi giorni le fioriture e quindi le produzioni».

La presidente di Coldiretti Brescia sottolinea anche la necessità di sostenere il comparto e di tutelare il prodotto italiano: «È fondamentale sostenere il lavoro degli apicoltori, difendere il valore del miele italiano e garantire ai consumatori informazioni chiare sull’origine e sulla qualità del prodotto».

La melata è la produzione più colpita

A pagare il prezzo più alto dell’andamento climatico è stata soprattutto la melata. In alcune zone bresciane le perdite hanno raggiunto l’80%, mentre in determinati areali la produzione è stata completamente azzerata.

Il dato si inserisce in un quadro nazionale e regionale nel quale il caldo e la siccità hanno alterato i tempi delle fioriture e ridotto la disponibilità di nettare. Le rilevazioni dell’Osservatorio Nazionale Miele avevano già evidenziato, per la Lombardia, una situazione fortemente differenziata tra i diversi areali, con produzioni condizionate dalla disponibilità idrica.

Anche le produzioni estive di millefiori hanno risentito delle condizioni meteorologiche: in alcune aree il calo ha raggiunto il 50%.

Non tutte le produzioni, però, hanno avuto lo stesso andamento. Acacia, tiglio e castagno hanno garantito risultati soddisfacenti, così come il millefiori di giugno.

Mombelli: «Il 2026 è iniziato bene, poi il caldo ha cambiato tutto»

A raccontare l’andamento della stagione è Edoardo Mombelli, apicoltore di Quinzano d’Oglio e titolare dell’Azienda Agricola Mombelli, realtà familiare attiva da circa trent’anni e oggi con oltre 250 alveari in produzione, distribuiti tra provincia di Brescia, Cremonese, Parmense e Oltrepò Pavese.

«Il 2026 è iniziato bene, con risultati positivi per acacia, tiglio, castagno e millefiori di giugno – spiega Mombelli –. Le difficoltà sono arrivate con il caldo intenso e la siccità, che hanno ridotto soprattutto le produzioni estive».

E la melata è stata la produzione maggiormente penalizzata: «È stata la più colpita, con cali che in alcune zone hanno raggiunto l’80%. Abbiamo però ottenuto una buona produzione di erba medica, favorita da sfalci più tardivi».

Per gli apicoltori diventa quindi sempre più importante poter seguire le diverse fioriture sul territorio. «La possibilità di spostare gli alveari resta fondamentale per seguire fioriture diverse e garantire continuità produttiva», sottolinea Mombelli.

Alveari spostati per seguire le fioriture

La dislocazione degli alveari in territori differenti permette all’azienda di produrre diverse tipologie di miele: dall’acacia della pianura al castagno delle Alpi bresciane, passando per i millefiori, l’amorfa fruticosa lungo il Po, l’erba medica del Parmense e il coriandolo dell’Oltrepò Pavese.

Una strategia che consente di diversificare la produzione, ma che richiede organizzazione, spostamenti e un monitoraggio costante delle condizioni ambientali.

La riduzione delle produzioni estive ha avuto conseguenze anche sulle scorte necessarie alle famiglie di api per affrontare l’inverno. Per gli apicoltori diventa quindi fondamentale controllare lo stato degli alveari e verificare che le colonie dispongano delle risorse necessarie.

Il caldo favorisce anche la varroa

Il clima particolarmente caldo ha avuto effetti non soltanto sulle fioriture. Le condizioni meteorologiche hanno infatti favorito anche lo sviluppo della varroa, il principale parassita delle api.

Per questo gli apicoltori hanno dovuto prestare particolare attenzione alla salute delle famiglie, anticipando in alcuni casi i trattamenti sanitari e intensificando il monitoraggio degli alveari.

La gestione della varroa si aggiunge così alle difficoltà produttive legate al clima, rendendo ancora più delicata la fase di preparazione delle colonie all’inverno.

La sfida del miele italiano

Sul comparto pesa infine anche la concorrenza del miele proveniente dall’estero. Un tema che le organizzazioni del settore continuano a indicare come centrale per la redditività degli apicoltori italiani.

«Vendita diretta, tracciabilità e corretta informazione sull’origine – conclude Laura Facchetti – rappresentano strumenti fondamentali per valorizzare il miele italiano, tutelare il reddito degli apicoltori e rafforzare il rapporto di fiducia con i consumatori».

Il tema riguarda anche il ruolo ambientale dell’apicoltura. «L’apicoltura rappresenta non soltanto una filiera produttiva, ma anche un presidio fondamentale per la biodiversità e la tutela degli ecosistemi agricoli», aggiunge Facchetti.

Il bilancio del 2026 restituisce dunque un settore che, nonostante una stagione molto differenziata, continua a puntare sulla capacità degli apicoltori di adattarsi alle condizioni climatiche. Il problema, però, è sempre più evidente: quando caldo e siccità modificano in pochi giorni le fioriture, anche la produzione di miele diventa estremamente difficile da prevedere.