Rientra sei giorni dopo per assistere la madre malata, licenziata dopo 11 anni: la Fiom chiede il confronto

Una lavoratrice di 55 anni è stata licenziata dalla EptaCostan di Limana, in provincia di Belluno, dopo essere rientrata sei giorni oltre il termine delle ferie per assistere la madre malata di tumore in Romania. La donna lavorava nell’azienda da 11 anni. La Fiom contesta la proporzionalità del provvedimento e chiede l’apertura urgente di un tavolo di confronto.

La vicenda ha anche un legame con il territorio bresciano: secondo quanto riportato nel materiale disponibile, EptaCostan è controllata all’80% dalla bresciana Nocivelli. Presidente e amministratore delegato è Marco Nocivelli, indicato anche come vicepresidente di Confindustria con delega al Made in Italy.

Secondo la ricostruzione fornita, la lavoratrice, Liliana, aveva chiesto al proprio caporeparto di poter posticipare il rientro dalle ferie per assistere la madre. La richiesta sarebbe stata formulata verbalmente, modalità indicata come consuetudine aziendale.

Al ritorno al lavoro, però, la 55enne ha ricevuto una contestazione per assenza ingiustificata nel periodo compreso tra il 24 agosto e il 1° settembre, successivo alla conclusione delle ferie collettive.

La Fiom contesta il licenziamento: «Sanzione sproporzionata»

In base alle informazioni disponibili, l’azienda ha richiamato il contratto nazionale dei metalmeccanici, contestando alla dipendente il superamento dei quattro giorni di assenza ingiustificata. Il procedimento si è concluso con il licenziamento.

I tentativi successivi di arrivare a una soluzione diversa non avrebbero modificato la decisione. Secondo la ricostruzione fornita, la lavoratrice si sarebbe detta disponibile anche ad accettare altre contestazioni disciplinari o sanzioni economiche.

La Fiom di Belluno sostiene invece che debbano essere chiarite le comunicazioni avvenute prima del rientro posticipato.

«Contestiamo la sanzione sproporzionata, non si può licenziare una lavoratrice ignorando sia che l’assenza era stata concordata con il proprio responsabile, sia le ragioni familiari che l’hanno determinata», afferma Stefano Bona, segretario generale della Fiom Belluno.

Bona chiede che venga fatta «piena luce sulle comunicazioni intercorse tra la lavoratrice e il caporeparto» e sottolinea che, secondo il sindacato, un eventuale provvedimento deve essere proporzionato alla condotta contestata e tenere conto delle ragioni dell’assenza.

Sciopero nello stabilimento e richiesta di un tavolo

Sulla vicenda è intervenuta anche Denise Casanova, segretaria generale della Cgil Belluno. «Le multinazionali si riempiono di codici etici e certificazioni di genere – dichiara – poi quando c’è un problema lo gestiscono così. Le regole si rispettano, ma esistono anche buon senso e proporzionalità».

La Fiom ha già indetto due ore di sciopero nello stabilimento in solidarietà con la lavoratrice licenziata. Secondo quanto riferito, all’interno dello stabilimento la tensione resta alta.

I sindacati chiedono ora l’apertura urgente di un tavolo di confronto. Nel materiale disponibile non è riportata una dichiarazione diretta dell’azienda in risposta alle contestazioni sindacali né vengono indicati, al momento, gli eventuali passaggi successivi della vertenza.

 

 

(Immagine di copertina: Qui Brescia)