Ghedi, madre e figlio portati alle Poste sotto minaccia: nove arresti

Nove persone sono state arrestate dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’indagine partita da un episodio avvenuto il 9 gennaio a Ghedi, dove un uomo e sua madre sarebbero stati condotti in un ufficio postale e costretti, sotto la minaccia di pistole semiautomatiche, a prelevare 6mila euro da un libretto postale.

Le misure cautelari sono state eseguite mercoledì 30 settembre al termine dell’attività investigativa della Squadra Mobile di Brescia, coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arrestati sono nove cittadini indiani: otto sono stati portati in carcere e uno è stato posto agli arresti domiciliari. Sono accusati a vario titolo di sequestro di persona a scopo di estorsione e porto illegale di armi.

L’indagine era iniziata proprio a Ghedi, con l’arresto in flagranza di tre uomini. Secondo la ricostruzione investigativa, il 9 gennaio avrebbero accompagnato un connazionale e la madre all’ufficio postale per ottenere il prelievo dei 6mila euro.

Le vittime erano però riuscite a chiedere aiuto a un poliziotto libero dal servizio e agli agenti della Polizia Locale che si trovavano nell’ufficio. I tre uomini erano stati arrestati e trovati in possesso di due pistole semiautomatiche; una delle armi è risultata rubata.

Il sequestro sarebbe iniziato il giorno precedente

Gli accertamenti successivi hanno portato gli investigatori a ricostruire una vicenda iniziata, secondo l’accusa, già nel pomeriggio dell’8 gennaio.

Il giovane sarebbe stato sequestrato e condotto, incappucciato, in una cascina in provincia di Rovigo. Qui sarebbe stato spogliato e sottoposto a violenze e minacce di morte per costringerlo a consegnare il denaro che aveva con sé, le carte di credito e a disporre un bonifico a favore di uno degli indagati.

Le violenze, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero state anche filmate. La vittima sarebbe stata minacciata della diffusione dei video qualora non avesse assecondato le richieste.

La mattina successiva l’uomo sarebbe stato trasferito in provincia di Reggio Emilia e rinchiuso in una stanza all’interno di un’abitazione, dove avrebbe subito ulteriori violenze. Solo successivamente sarebbe stato portato all’ufficio postale di Ghedi insieme alla madre.

Le accuse e l’operazione della Polizia

Cinque dei nove indagati sono inoltre accusati di aver portato in un luogo aperto al pubblico pistole semiautomatiche e munizioni senza la necessaria autorizzazione. Per uno degli arrestati la misura cautelare riguarda anche il possesso di materiale pedopornografico trovato, secondo gli investigatori, nel telefono cellulare.

All’operazione hanno collaborato, oltre alla Squadra Mobile di Brescia, quelle di Caserta, Bergamo, Cremona, Mantova, Reggio Emilia, Rovigo e Vicenza, insieme ai Reparti Prevenzione Crimine e alle unità cinofile antiesplosivo.

Le contestazioni sono formulate nell’ambito della fase cautelare del procedimento. Le responsabilità degli indagati dovranno quindi essere accertate nel prosieguo dell’iter giudiziario.