Fotovoltaico a Bedizzole, il Comitato Cittadini Calcinato chiede una valutazione complessiva: «Il territorio non è uno spazio vuoto»

Il progetto per un grande impianto fotovoltaico a terra nel Comune di Bedizzole, a ridosso del confine con Calcinato, accende il confronto sul futuro ambientale dell’area. Il Comitato Cittadini Calcinato ha presentato alla Provincia di Brescia le proprie osservazioni sull’intervento proposto da VERBUND Green Power Italia, chiedendo che il progetto venga valutato non soltanto per le caratteristiche dell’impianto, ma anche alla luce delle numerose infrastrutture, attività industriali e trasformazioni territoriali già presenti o previste nella zona.

Le osservazioni sono state depositate il 21 agosto e pubblicate sul portale regionale SILVIA. Secondo il Comitato, l’intervento interesserebbe circa 25 ettari di terreno agricolo, con l’installazione di oltre 25mila pannelli. Il Comitato sottolinea inoltre che, sulla base della documentazione esaminata, non si tratterebbe di un impianto agrivoltaico in senso stretto, perché sotto i pannelli sarebbe previsto il mantenimento di un manto erboso e non la prosecuzione di una vera attività agricola.

Un progetto che si inserisce in un territorio già fortemente trasformato

È proprio il contesto territoriale il punto centrale delle osservazioni presentate alla Provincia. Il nuovo impianto sorgerebbe infatti vicino a una zona nella quale sono già concentrate diverse attività.

A nord dell’area si trovano la discarica Haiki Mines, con una volumetria autorizzata complessiva di oltre 3,5 milioni di metri cubi, l’impianto A2A per il trattamento della frazione organica e l’impianto Tobanelli per il trattamento dei metalli. A sud si estende invece l’agglomerato industriale di Ponte San Marco.

A questo quadro si aggiunge il progetto fotovoltaico “La Cassetta”, di dimensioni molto rilevanti. L’intervento, denominato “Lonato”, prevede una potenza di 23,2 megawatt nei territori di Bedizzole e Lonato del Garda e ha ottenuto nel giugno 2026 una valutazione di impatto ambientale positiva, accompagnata da prescrizioni e raccomandazioni.

Secondo il Comitato, dunque, il nuovo progetto non può essere considerato come un intervento isolato. La richiesta è quella di valutare la somma degli effetti prodotti dalle diverse attività che insistono sul territorio.

«Il territorio non è uno spazio vuoto», sottolinea il Comitato, ricordando come impianti industriali, attività legate al trattamento dei rifiuti, infrastrutture e nuovi progetti si siano progressivamente concentrati in quest’area.

Anche le opere di connessione coinvolgono Calcinato

Un altro elemento evidenziato nelle osservazioni riguarda il fatto che, sebbene il campo fotovoltaico sia previsto amministrativamente nel Comune di Bedizzole, una parte significativa delle opere necessarie alla connessione alla rete interesserebbe il territorio di Calcinato.

Il progetto prevede circa 3,2 chilometri di collegamenti elettrici, con possibili interferenze con la viabilità, i canali, la ferrovia e il sistema del fiume Chiese.

Per il Comitato si tratta di opere che non possono essere considerate marginali rispetto al progetto principale, ma devono essere valutate insieme all’impianto fotovoltaico e ai suoi possibili effetti sul territorio.

Il nodo dei terreni agricoli

Il Comitato precisa di non essere contrario in linea di principio alle energie rinnovabili. La questione, secondo gli autori delle osservazioni, riguarda soprattutto il luogo scelto per realizzare il nuovo impianto.

La domanda posta alla Provincia è perché debba essere utilizzata un’area agricola di circa 25 ettari e se siano state realmente valutate alternative come le coperture di edifici industriali e commerciali, i parcheggi, le aree dismesse, le cave esaurite, le discariche cessate o altri terreni già compromessi.

La richiesta è quindi di privilegiare, quando concretamente possibile, superfici già costruite o degradate, evitando di aggiungere nuove pressioni su terreni agricoli.

Il tema si inserisce in un territorio che presenta già un consumo di suolo elevato: i dati ISPRA/SNPA più recenti disponibili indicano per Calcinato circa il 24% di superficie artificiale.

Incendi, biodiversità e sicurezza: le altre criticità

Tra gli aspetti che il Comitato chiede di approfondire c’è anche la gestione del terreno sotto i pannelli. Il progetto prevede il mantenimento di un manto erboso e, secondo le osservazioni, durante estati caratterizzate da temperature elevate e periodi di siccità questo potrebbe disseccarsi, aumentando il rischio di incendio.

Per questo viene chiesta una valutazione specifica sia del possibile innesco di incendi all’interno dell’area sia del rischio di propagazione di eventuali incendi provenienti dall’esterno.

Le osservazioni riguardano anche gli effetti del progetto sulle temperature locali, sulla biodiversità, sugli spostamenti della fauna e sulla conservazione del terreno durante i decenni di attività dell’impianto.

Un ulteriore interrogativo riguarda il futuro dell’area al termine della vita utile dell’impianto: secondo il Comitato dovranno essere definite con chiarezza le condizioni necessarie per restituire al terreno una reale funzionalità agricola e ambientale.

Dal sopralluogo emergono nuove questioni

Alcuni elementi, secondo il Comitato, sono emersi o sono stati ulteriormente chiariti durante il sopralluogo effettuato il 2 settembre.

Nella cascina presente nell’area risulterebbe ancora attivo un allevamento bovino, mentre in precedenza era stata prospettata la cessazione dell’attività. Per questo il Comitato chiede che la cascina venga considerata cautelativamente come luogo sensibile rispetto al rumore e alle polveri che potrebbero essere prodotti durante i lavori.

È emerso inoltre che alcune cabine elettriche sarebbero previste in un’area destinata alla realizzazione di vasche di laminazione, strutture necessarie per raccogliere temporaneamente l’acqua in caso di precipitazioni intense e contribuire alla riduzione del rischio di allagamenti. Anche questo aspetto dovrà quindi essere riesaminato.

Il Comune di Calcinato ha inoltre giudicato insufficiente la fascia verde prevista verso il proprio territorio e ha chiesto una maggiore protezione, anche in relazione al calore prodotto dall’impianto. Nella documentazione fotografica del sopralluogo viene inoltre segnalata la presenza di gelsi destinati all’abbattimento.

Resta infine da chiarire la durata effettiva dell’intervento. In precedenza si era parlato di circa vent’anni, mentre durante il sopralluogo il proponente avrebbe indicato una vita utile di almeno 25 anni. Una distinzione importante, sottolinea il Comitato, riguarda la durata dei singoli pannelli rispetto alla durata complessiva dell’impianto, considerato che i moduli possono essere sostituiti.

«Le rinnovabili sono necessarie, ma va tutelato il territorio»

La posizione del Comitato Cittadini Calcinato viene riassunta nelle conclusioni delle osservazioni: nessuna contrarietà pregiudiziale al fotovoltaico o alla transizione energetica, ma la richiesta di un equilibrio diverso tra produzione di energia, tutela del suolo e qualità ambientale.

«Le energie rinnovabili sono necessarie», afferma il Comitato, «ma devono essere realizzate tutelando il suolo, l’ambiente, il paesaggio e la salute delle persone».

Da qui la richiesta alla Provincia di Brescia di esaminare nel loro insieme il campo fotovoltaico, le opere di connessione e la somma degli impatti già presenti nell’area.

Per il Comitato, Calcinato e i territori circostanti avrebbero bisogno soprattutto di un percorso di recupero ambientale e rinaturalizzazione, non di ulteriori trasformazioni.

Il progetto entra ora nel confronto con gli enti competenti. La partita, dunque, non riguarda soltanto la possibilità di produrre nuova energia da fonte rinnovabile, ma anche quale territorio si vuole costruire per i prossimi decenni e dove collocare gli impianti necessari alla transizione energetica.