Lago d’Iseo sempre più basso, alla foce dell’Oglio riemerge l’isola di detriti

Il livello del lago d’Iseo continua a scendere e all’estremità settentrionale del Sebino torna a emergere una vasta lingua di terra. Alla foce dell’Oglio, tra Pisogne e Costa Volpino, l’abbassamento delle acque ha reso nuovamente visibile parte del deposito di materiale accumulato nel tempo. Sulla superficie ormai scoperta è cresciuta anche la vegetazione, mentre ramaglie, detriti e rifiuti trasportati dall’acqua restano intrappolati lungo la riva.

La situazione è stata documentata da Alessandro Romele, dell’Ufficio Stampa dell’Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi d’Iseo, Endine e Moro, su Bresciaoggi. Al punto di rilevazione di Sarnico il livello del Sebino è arrivato a -22,7 centimetri, con un calo di quasi sei centimetri nell’arco di cinque giorni. Alla foce, intanto, l’afflusso dell’Oglio dalla Valcamonica è sceso a circa 29 metri cubi al secondo.

Il dato assume particolare rilievo perché l’area interessata è la stessa sulla quale, nei mesi scorsi, l’Autorità di Bacino è intervenuta per rimuovere parte dell’accumulo di materiale litoide.

Alla foce dell’Oglio riaffiora il deposito di sabbia, ghiaia e detriti

La superficie emersa si presenta oggi come una sorta di prato collegato alla costa e al canneto. Sulla nuova porzione di terreno si muovono gabbiani, cigni e altri uccelli acquatici. A poca distanza transitano invece le imbarcazioni, compresi i tradizionali “naèc” utilizzati dai pescatori.

Il problema riguarda soprattutto la navigazione. La presenza del basso fondale è segnalata dalle boe e richiede attenzione da parte di chi percorre quel tratto di lago. Secondo quanto riportato da Romele, soltanto pochi giorni prima una parte della superficie oggi visibile risultava ancora coperta da pochi centimetri d’acqua.

L’accumulo alla foce dell’Oglio non rappresenta, peraltro, un fenomeno nuovo. Nel corso degli anni sabbia, ghiaia e sassi trasportati dal fiume hanno formato un deposito esteso per circa un ettaro, capace di emergere durante le fasi di maggiore magra. La sua presenza può creare difficoltà sia al normale deflusso dell’Oglio verso il lago sia alla navigazione.

Diecimila metri cubi rimossi nei lavori conclusi a luglio

Proprio per intervenire su questa situazione, nella primavera 2026 erano iniziati i lavori di escavazione e asportazione del materiale litoide alla foce, tra Costa Volpino e Pisogne. L’intervento era stato affidato dall’Autorità di Bacino Lacuale alla società Bettoni 4.0 di Azzone, in provincia di Bergamo.

La documentazione dell’Autorità di Bacino prevedeva l’estrazione di 10mila metri cubi di materiale. I lavori sono partiti a maggio e si sono conclusi tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Sabbia, ghiaia e sassi sono stati estratti attraverso una draga e un sistema galleggiante di vagliatura, quindi separati e recuperati dall’impresa incaricata.

L’intervento appena concluso non esaurisce però il problema. Durante l’avvio del cantiere l’Autorità di Bacino aveva indicato una presenza complessiva stimata di almeno 100mila metri cubi di sabbia e ghiaia sul fondale. La quantità rimossa rappresenta quindi soltanto una parte del materiale presente.

Regione Lombardia ha già autorizzato per il 2026 un ulteriore prelievo di 10mila metri cubi. Per gli interventi successivi sarà però necessario definire un quadro tecnico più strutturato, attraverso un piano di gestione dei sedimenti della foce dell’Oglio. Lo studio dovrà quantificare gli apporti del fiume e individuare le quantità che potranno essere rimosse nel tempo.

Nel frattempo, il livello particolarmente basso del Sebino ha riportato in superficie ciò che normalmente rimane nascosto dall’acqua. E insieme alla vegetazione e al materiale naturale trasportato dall’Oglio sono tornati visibili anche rifiuti e sporcizia accumulati sulla lingua di terra.

(Immagine di copertina: Alessandro Romele)