Ferragosto, sul Garda turisti in tenuta ma spendono meno: il caldo frena negozi e locali
Il turismo bresciano si avvicina a Ferragosto con buoni livelli di occupazione, soprattutto sui laghi e in montagna. Ma al numero delle presenze non corrisponde una crescita altrettanto sostenuta della spesa sul territorio. E il caldo, nelle ore centrali della giornata, sta mettendo sotto pressione negozi, bar e ristoranti.
È il quadro tracciato da Confesercenti Lombardia Orientale sulla base di un’indagine condotta tra le strutture ricettive associate. Nelle due settimane a cavallo di Ferragosto il tasso di occupazione in provincia di Brescia si attesta intorno al 65%, con tariffe in crescita. L’associazione ritiene possibile un ulteriore aumento per effetto delle prenotazioni dell’ultimo minuto.
Sul Lago di Garda l’occupazione supera già il 73%. Gli alberghi risultano sostanzialmente in linea con gli anni precedenti, mentre viene segnalata una lieve flessione per i bed & breakfast. Molto ampia la forbice dei prezzi indicata dall’indagine: le tariffe per una notte vanno da 74 a 1.300 euro.
Anche la montagna registra livelli di occupazione superiori al 70%. Brescia città mantiene invece una certa tenuta nonostante il caldo delle ultime settimane. Il risultato migliore, secondo Confesercenti, arriva però dal Sebino: il Lago d’Iseo registra il tasso di occupazione più elevato della provincia.
Il caldo riduce clienti e incassi nelle ore centrali
Il dato sulle presenze racconta soltanto una parte della stagione. Secondo le segnalazioni raccolte da Confesercenti, le alte temperature stanno modificando le abitudini di turisti e residenti. Nelle ore più calde diminuiscono le presenze nei centri storici e, di conseguenza, anche le soste nei negozi e nei pubblici esercizi.
La clientela torna a crescere in serata, ma per diverse attività il recupero non compenserebbe quanto perso durante il giorno. L’associazione riferisce contrazioni del fatturato che, in numerosi casi, superano il 20-25%. Al calo dei consumi diurni si aggiungono i maggiori costi per climatizzazione e mantenimento della catena del freddo.
«Le attività commerciali e i pubblici esercizi vivono una situazione paradossale: proprio nel periodo di maggiore afflusso turistico registrano meno clienti durante il giorno e, allo stesso tempo, costi energetici sempre più elevati», osserva Barbara Quaresmini, presidente di Confesercenti Lombardia Orientale.
Per Quaresmini, il cambiamento climatico «non è più solo una questione ambientale» ma una variabile che incide sulla competitività delle imprese, fino a rappresentare «una vera e propria tassa climatica».
Turisti sul Garda, le presenze tengono ma cambia la spesa
L’altro elemento sul quale Confesercenti richiama l’attenzione è quella che definisce «rarefazione del valore»: più presenze turistiche non significano necessariamente una crescita proporzionale della ricchezza distribuita tra le attività del territorio.
«Il problema non è la quantità dei turisti, ma la qualità della spesa che generano sul territorio», spiega Andrea Maggioni, presidente di AssoTurismo Confesercenti Lombardia.
Secondo Maggioni, trasporto e pernottamento assorbono una parte consistente del budget, mentre i visitatori tendono a ridurre le spese accessorie. «I turisti non mancano, ma spendono meno: un aperitivo in meno, una cena in meno, un acquisto in meno», sottolinea.
Il fenomeno assume un peso particolare sul Garda, dove, secondo i dati riportati da Confesercenti, i tedeschi rappresentano circa il 40% delle presenze e gli italiani poco meno del 30%. Entrambi i mercati risentirebbero della minore capacità di spesa delle famiglie.
La tendenza trova un riscontro anche nei dati nazionali elaborati dal Centro Studi Turistici di Firenze per Confesercenti su dati Banca d’Italia. Nel 2025 la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia ha raggiunto 56,7 miliardi di euro, in aumento del 4,6%. La crescita, tuttavia, non è stata uniforme: la ristorazione è salita del 7,9% e l’alloggio del 4,5%, mentre gli acquisti nei negozi sono aumentati soltanto dell’1,9%. La spesa per i trasporti interni è invece diminuita del 4,6%.
«Lo shopping si conferma la voce più debole della spesa turistica: è la prima a essere sacrificata quando il budget si restringe», osserva Maggioni, indicando tra le attività maggiormente esposte il commercio di vicinato nei centri storici.
Confesercenti segnala infine la crescita dei visitatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e Brasile. Secondo l’associazione, questi mercati stanno contribuendo a compensare almeno in parte l’indebolimento di alcune componenti della domanda europea. Resta però aperto il nodo centrale della stagione: trasformare le presenze turistiche in una ricaduta economica più diffusa per commercio, ristorazione e attività locali.
(Immagine di copertina: Sirmione | Visti Brescia)
