È morto Fabrizio Plessi, il pioniere della videoarte che aveva “sposato” Brescia
È morto a 86 anni Fabrizio Plessi, uno dei pionieri italiani della videoarte e delle videoinstallazioni. Nato a Reggio Emilia il 3 aprile 1940 e profondamente legato a Venezia, aveva costruito una carriera internazionale facendo dialogare tecnologia, immagini in movimento e alcuni elementi ricorrenti della sua ricerca, dall’acqua al fuoco, fino alla luce e all’oro. La notizia della scomparsa è stata confermata il 23 agosto.
Brescia lo aveva conosciuto da vicino nel 2023. Nell’anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura, Plessi aveva realizzato un progetto pensato espressamente per il patrimonio archeologico e monumentale cittadino. Da quell’incontro era nata “Plessi sposa Brixia”, la prima grande mostra bresciana dedicata all’artista, aperta dal 9 giugno 2023 al 15 gennaio 2024 tra il Museo di Santa Giulia e il Parco archeologico di Brescia romana.
Quando Fabrizio Plessi “sposò” Brescia
Il titolo della mostra raccontava già il senso dell’operazione. Plessi aveva costruito un percorso site-specific nel quale l’antica Brixia veniva riletta attraverso installazioni digitali, videoproiezioni, luce, suono e immagini in movimento.
Uno dei simboli più riconoscibili era il grande anello luminoso collocato nella Basilica di San Salvatore. Attorno a quell’immagine ruotava metaforicamente il “matrimonio” tra l’artista e Brescia.
Nel Capitolium trovava invece spazio “Capita Aurea”, mentre nelle Domus dell’Ortaglia “Underwater Treasure”trasformava il rapporto con gli antichi mosaici attraverso il linguaggio digitale. Il percorso comprendeva anche “Colonne Colanti” e “Floating Santa Giulia”, quest’ultima costruita nel confronto con la scultura seicentesca di Santa Giulia crocifissa. Le opere e le rispettive collocazioni sono documentate da Fondazione Brescia Musei.
Secondo quanto riportato nelle informazioni disponibili sulla sua scomparsa, proprio “Floating Santa Giulia” e “Capita Aurea” sono poi entrate nelle collezioni di Brescia Musei, lasciando in città una testimonianza permanente di quell’esperienza.
Una carriera costruita tra arte e tecnologia
La ricerca di Plessi aveva preso forma tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta. L’acqua divenne presto uno degli elementi centrali del suo lavoro, mentre il video cessava di essere soltanto uno strumento tecnico per diventare materia artistica.
Negli anni la sua produzione arrivò nei grandi musei e nelle principali manifestazioni internazionali. Fondazione Brescia Musei lo definisce uno dei pionieri della videoarte e delle videoinstallazioni italiane e ricorda, tra le tappe del suo percorso, esposizioni al Centre Pompidou e al Guggenheim Museum di New York, oltre alla partecipazione alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel.
Tra le opere monumentali della sua carriera figura anche “Mare Verticale”, realizzata per l’Expo di Hannover del 2000. Venezia, città centrale nella sua vita e nella sua ricerca, rimase invece uno dei luoghi privilegiati del confronto tra la sua arte, l’acqua e l’architettura storica.
A Brescia quel dialogo ha assunto una forma particolare. Non una semplice tappa espositiva, ma un progetto costruito appositamente intorno a Brixia, Santa Giulia e al patrimonio cittadino. Un legame che, dopo la morte dell’artista, torna oggi al centro del ricordo della città.
