Biogas di Chiari, Legambiente torna sul caso: «Il problema non si ferma alle responsabilità individuali»
Il caso dell’impianto di biogas di Chiari torna al centro del dibattito ambientale. A riaccenderlo è Legambiente Lombardia, che parte dall’inchiesta sui rifiuti liquidi con elevato carico di azoto per chiedere un intervento più ampio sulla gestione degli effluenti zootecnici e sul peso degli allevamenti nella pianura lombarda.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, aveva portato il 4 febbraio 2026 al sequestro preventivo dell’impianto clarense. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra il 2021 e il 2024 sarebbero stati gestiti illecitamente oltre 209mila metri cubi di rifiuti liquidi. Il materiale avrebbe presentato un carico di azoto fino al 400% superiore ai limiti e sarebbe stato distribuito su oltre 400 ettari in otto Comuni delle province di Brescia e Bergamo. In alcuni episodi contestati dagli investigatori, sarebbe finito anche nei canali irrigui.
Il procedimento è ancora sul terreno delle contestazioni giudiziarie: le responsabilità dovranno quindi essere accertate nelle sedi competenti. Il 21 febbraio, quattro persone erano state raggiunte da misure cautelari interdittive, con il divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e ricoprire incarichi direttivi.
Dal caso di Chiari alla questione dell’azoto nei campi
È proprio dalla distinzione tra responsabilità individuali e problema ambientale generale che muove la posizione di Legambiente. «Al di là delle responsabilità individuali legate alla conduzione dell’impianto, che dovranno essere accertate dalla magistratura e in caso sanzionate, non possiamo astenerci dal constatare come queste condotte si muovano entro un contesto afflitto da un male sistemico», afferma Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia.
Per l’associazione, la concentrazione degli allevamenti nella pianura lombarda produce una quantità di effluenti che pone un problema di gestione dell’azoto. «Ben vengano gli accertamenti giudiziari – aggiunge Di Simine – ma servono anche politiche per ricondurre l’intera filiera agrozootecnica lombarda sui binari della sostenibilità».
Il punto riguarda anche la natura stessa dell’azoto. Non è una sostanza estranea all’agricoltura: è un nutriente essenziale per le piante e viene normalmente utilizzato nella fertilizzazione. Il problema nasce quando la quantità distribuita supera quella utilizzabile dalle colture.
Legambiente richiama, in particolare, le possibili trasformazioni dell’azoto non assorbito: nitrati nelle acque, ammoniaca nell’atmosfera e ossido nitroso tra le emissioni climalteranti. Sul rapporto tra attività zootecniche e qualità dell’aria l’associazione interviene da anni, indicando proprio gli spandimenti di liquami tra le fonti rilevanti di ammoniaca nella Pianura Padana.
L’impianto di abbattimento al centro dell’inchiesta
Nel caso di Chiari, secondo l’accusa, l’impianto destinato all’abbattimento dell’azoto sarebbe rimasto inattivo per contenere i costi energetici e di gestione. È uno degli elementi sui quali si è concentrata l’indagine dei Carabinieri Forestali con il supporto tecnico di Arpa Lombardia.
Legambiente allarga però il ragionamento alla quantità complessiva di reflui prodotti dal comparto zootecnico. Quando questi materiali entrano nei digestori utilizzati per la produzione di biogas, sostiene l’associazione, resta comunque necessario gestire correttamente il carico di azoto del digestato.
Non è la prima volta che Legambiente solleva il tema a Chiari. Già nel gennaio 2022 l’associazione aveva richiamato l’attenzione sulla presenza degli impianti di biogas e sulla pressione esercitata dalla zootecnia nella pianura bresciana.
La posizione espressa oggi dall’associazione non modifica il quadro giudiziario dell’inchiesta, nel quale le responsabilità restano da accertare. Sposta però il confronto su un secondo livello: accanto alle contestazioni relative al singolo impianto, Legambiente chiede politiche strutturali sulla gestione dell’azoto e degli effluenti prodotti dalla filiera agrozootecnica lombarda.
(Immagine di copertina: frame da video Carabinieri Tutela Forestale)
