Chiari piange Lino Marconi, morto a 97 anni il poeta che fece del dialetto una lingua dell’anima
È morto nella notte tra sabato 22 e domenica 23 agosto Lino Marconi, poeta e medico di Chiari, tra le voci più autorevoli della poesia in dialetto bresciano. Aveva 97 anni, compiuti lo scorso giugno. Si è spento nella sua abitazione nel centro storico della città, dove aveva continuato a scrivere fino agli ultimi giorni.
Una vita lunghissima, attraversata da due vocazioni. Da una parte la medicina, esercitata prima come anestesista e rianimatore all’ospedale di Chiari e successivamente nel campo della medicina legale. Dall’altra la poesia, diventata nel tempo un impegno quotidiano e capace di portare il dialetto bresciano ben oltre i confini provinciali.
Marconi ha pubblicato 24 raccolte di poesie in italiano e in dialetto. Al centro della sua ricerca c’era una lingua legata alla concretezza della terra bresciana, utilizzata però per raccontare sentimenti, riflessioni, emozioni e domande universali.
Fino agli ultimi mesi nuovi versi e incontri con il pubblico
L’età non aveva interrotto il rapporto di Lino Marconi con la scrittura. Il suo ultimo appuntamento pubblico risale al 13 febbraio 2026, quando alla Fondazione Morcelli-Repossi di Chiari aveva presentato Paés, raccolta pubblicata da Gam Editrice alla fine del 2025. Il volume riunisce poesie in dialetto bresciano dedicate ai paesi reali e a quelli della memoria e dell’anima.
Anche dopo quella presentazione aveva continuato a lavorare. Secondo quanto ricostruito dal Giornale di Brescia, fino agli ultimi giorni teneva accanto a sé un taccuino sul quale cercava parole e versi per nuove poesie.
La produzione di Marconi ha raccolto negli anni numerosi riconoscimenti. Nel 2016 ricevette in Campidoglio un premio nazionale dedicato ai dialetti italiani. Due anni più tardi arrivò anche il Premio speciale del Comune di Gradonell’ambito del Premio nazionale di poesia Biagio Marin, riconoscimento assegnato alla sua opera nel dialetto bresciano.
Tra i premi legati direttamente alle sue raccolte figura anche quello ottenuto da Ritràt de ‘n penser, pubblicata nel 2015 e premiata nell’ambito di “Salva la tua lingua locale”.
Lino Marconi, il medico che scelse anche la poesia
Gli studi classici precedettero la laurea in Medicina. Marconi lavorò all’ospedale di Chiari come anestesista e rianimatore, per poi dedicarsi alla medicina legale. Parallelamente costruì un percorso letterario sempre più riconosciuto, fino a diventare uno dei riferimenti della poesia dialettale bresciana.
In una delle sue ultime interviste aveva parlato anche del rapporto con la morte, affrontandolo con l’ironia e la lucidità che accompagnavano molti dei suoi pensieri. Con l’avanzare degli anni, raccontava, la paura era diminuita.
Con la scomparsa di Lino Marconi, Chiari perde così una figura che ha attraversato medicina, letteratura e cultura locale per gran parte del Novecento e dei primi decenni del nuovo secolo. Restano le sue ventiquattro raccolte e soprattutto un lavoro sulla lingua bresciana che gli aveva permesso di ottenere attenzione e riconoscimenti anche a livello nazionale.
