Discarica Vallosa, il Consorzio Franciacorta si schiera con Legambiente: “Serve un intervento risolutivo”
Il Consorzio per la tutela del Franciacorta si schiera accanto a Legambiente sulla discarica Vallosa di Passirano, storico sito al centro delle preoccupazioni ambientali per la presenza di rifiuti industriali e Pcb riconducibili alla produzione Caffaro. È il passaggio politico più rilevante emerso dalla conferenza stampa organizzata ieri a Passirano, dove Legambiente Franciacorta ha fatto il punto su contaminazione, dati sanitari, monitoraggi e richiesta di bonifica. In una lettera inviata al presidente di Legambiente Franciacorta, Silvio Parzanini, il presidente del Consorzio Emanuele Rabotti ha richiamato la necessità di un “intervento risolutivo” sull’area, collegando la tutela del paesaggio e della qualità ambientale alla salvaguardia stessa del marchio Franciacorta.
Il Consorzio Franciacorta entra nel fronte ambientale
Per Legambiente, la presa di posizione del Consorzio rappresenta un passaggio significativo dopo decenni di battaglie sulla Vallosa. La discarica si trova infatti in un territorio dove, negli ultimi anni, sono cresciuti vigneti e cantine, rendendo ancora più evidente il contrasto tra vocazione agricola, immagine del territorio e presenza di un sito contaminato.
«La qualità oggi è il vero elemento distintivo del territorio», ha spiegato Silvio Parzanini, sottolineando il peso politico della posizione assunta dal Consorzio Franciacorta.
La questione Vallosa non viene quindi letta soltanto come problema ambientale locale, ma come tema che tocca l’identità complessiva della Franciacorta: paesaggio, agricoltura, produzioni vitivinicole, salute e credibilità del territorio.
I dati sanitari presentati da Edoardo Bai
Durante l’incontro sono stati illustrati anche i dati sanitari raccolti nel documento epidemiologico presentato dal medico del lavoro Edoardo Bai, storico esperto dell’inquinamento Caffaro.
Secondo quanto esposto, nel Comune di Passirano emergerebbero eccessi statisticamente significativi di malattie cardio-cerebrovascolari e tumori al fegato rispetto ai territori vicini. Per le malattie cardio-cerebrovascolari viene indicato un indice Spr pari a 1,24 nella popolazione generale. Per il tumore al fegato l’indice arriva a 1,72, con un valore di 2,82 tra le donne.
Per Bai non ci sarebbero “spiegazioni alternative” rispetto alla presenza della discarica e alla contaminazione ambientale dell’area.
Legambiente ritiene che la Vallosa continui a rappresentare un’emergenza non risolta, nonostante gli interventi di copertura eseguiti negli anni scorsi. Le ultime analisi Arpa avrebbero confermato la presenza di Pcb nelle acque sotterranee, con valori fino a dieci volte superiori ai limiti di legge nella falda superficiale, oltre a nichel, boro ed esaclorocicloesano alfa.
La discarica contiene circa 440mila metri cubi di rifiuti, compresi materiali industriali riconducibili alla Caffaro.
Le diffide e il nodo del capping
L’avvocata Paola Maddalena Ferrari ha ricostruito le diffide inviate da Legambiente dal 2019 a Provincia, Regione, Arpa, Ats, Procura e Corte dei Conti.
Secondo Ferrari, il capping, cioè la copertura del sito, sarebbe stato “una soluzione insufficiente”. L’avvocata ha inoltre sostenuto che i fondi pubblici spesi per la copertura rischierebbero di rivelarsi inutili se non accompagnati da un intervento realmente risolutivo.
Sempre secondo Ferrari, recenti carotaggi effettuati da Arpa avrebbero confermato che “la situazione della Vallosa è sostanzialmente immutata”.
Legambiente annuncia ora nuove richieste di accesso agli atti. L’associazione vuole verificare monitoraggi ambientali, dati sanitari e condizioni dei lavoratori agricoli della zona, considerati tra i soggetti più esposti per il contatto continuativo con i terreni.
Bonifica e risorse: la richiesta sui fondi LivaNova-Caffaro
Il tema decisivo resta quello della bonifica e delle risorse necessarie per intervenire. Parzanini collega la situazione della Vallosa al maxi risarcimento LivaNova-Caffaro, pari a circa 250 milioni di euro, destinato al Sin Brescia-Caffaro.
«Brescia non può pensare di prendersi tutti quei soldi. Sono risorse che spettano anche a Passirano», ha affermato il presidente di Legambiente Franciacorta, chiedendo che una parte dei fondi venga destinata anche alla bonifica della discarica Vallosa.
La richiesta degli ambientalisti è che politica e istituzioni affrontino il problema in modo definitivo, superando la logica degli interventi parziali.
«Questo cancro va tolto, costi quel che costi», ha concluso Parzanini.
La conferenza stampa di Passirano lascia quindi aperti tre fronti: quello ambientale, legato alla contaminazione del sito; quello sanitario, sollevato dai dati presentati; e quello politico, rafforzato dalla presa di posizione del Consorzio Franciacorta accanto a Legambiente.
