Paolo Streparava (presidente Confindustria Brescia): “Riforma dell’impresa artigiana: non si confondano l’artigianato e la piccola industria”

A seguito degli ultimi sviluppi nel dibattito sulla riforma della legge quadro sull’artigianato e sull’ipotesi di innalzare fino a 50 dipendenti la soglia dimensionale per la qualifica di impresa artigiana, riportiamo di seguito il commento di Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia.

“L’artigianato è una componente essenziale del nostro sistema produttivo e nessuno ne mette in discussione il valore. Ma proprio per questo riteniamo sbagliato confonderlo con la piccola industria manifatturiera – afferma Streparava –. La proposta in questione allargherebbe significativamente l’attuale perimetro, oggi differenziato in base alla tipologia produttiva. Ma la dimensione, da sola, non basta a definire la natura di un’impresa.”

“Un’azienda con processi industrializzati, investimenti rilevanti, organizzazione strutturata e decine di dipendenti resta, nella sostanza, una piccola industria – prosegue il presidente degli industriali bresciani –. Se imprese che producono gli stessi beni, competono sugli stessi mercati e hanno dimensioni analoghe possono operare con regimi contributivi e contrattuali diversi, il rischio è creare una distorsione. La competitività deve derivare da produttività, innovazione e investimenti, non da un diverso inquadramento normativo”.

“Non è una battaglia di rappresentanza. Oltre il 74% delle associate a Confindustria Brescia ha meno di 50 dipendenti: piccole e medie imprese che rappresentiamo da moltissimi anni e accompagniamo ogni giorno nella loro crescita. Per questo – conclude Streparava – chiediamo una riforma fondata su criteri sostanziali e preceduta da una seria analisi di impatto. Modernizzare la disciplina dell’artigianato è legittimo; confondere artigianato e piccola industria sarebbe invece un errore di lettura del sistema produttivo italiano”.