“Francesco, chino sulla culla del mondo”: a teatro e in musica il viaggio accanto al Santo d’Assisi
Un viaggio teatrale e musicale accanto a San Francesco d’Assisi, per riscoprirne la figura a 800 anni dalla sua morte attraverso parole, musica e canto. Si intitola “Francesco, chino sulla culla del mondo” lo spettacolo scritto e interpretato da Laura Gambarin, che torna su un percorso artistico nato quasi vent’anni fa e oggi si amplia grazie alla partecipazione di due cori e di un ensemble strumentale.
La produzione e organizzazione sono firmate GardArt di Peschiera del Garda. Sul palco, insieme a Laura Gambarin, ci saranno i cori GardArt di Peschiera del Garda e Anima Vocis di Desenzano del Garda, con la direzione di coro di Andrea Pini e la partecipazione di un ensemble composto da pianoforte, clarinetto, flauto traverso, violoncello, percussioni e trombe. La regia è curata da Walter Peraro.
Un racconto che parte dall’uomo, prima ancora che dal Santo
Lo spettacolo nasce dalla volontà di tornare a interrogarsi sulla figura di Francesco senza fermarsi all’immagine tradizionale del santo rappresentato attraverso l’aureola e l’iconografia.
«Forse non era il caso di fare un altro spettacolo su S. Francesco d’Assisi – racconta Laura Gambarin nelle note di regia – forse è addirittura fuori luogo costruire l’ennesima impalcatura spettacolare su di lui».
Ma proprio da questo dubbio nasce il nuovo progetto. La figura di Francesco viene riletta attraverso la sua umanità, le sue contraddizioni, le domande e le difficoltà che accompagnarono la sua vita.
«Vale la pena di stare ad ascoltare ancora una volta la sua storia meravigliosa – prosegue Gambarin – perché la sua è una gioia che non passa mai di moda, una coerenza che ci fa invidia, un canto che viene dritto dalla terra».
Una storia capace di parlare ancora al presente perché attraversata da temi universali: la guerra, la povertà, la malattia, la natura, l’amore, l’allegria, la follia, il dubbio, il tormento e la ricerca della santità.
Dal monologo a una voce collettiva
“Francesco, chino sulla culla del mondo” affonda le proprie radici in un monologo teatrale realizzato da Laura Gambarin quasi vent’anni fa.
«Avevo camminato accanto a lui per un po’ e le mie domande si erano fatte schiette e personali», spiega l’autrice. Oggi, in occasione dell’anno francescano, quel percorso cambia forma e diventa un progetto corale.
«Ho voluto moltiplicare la mia voce: ho radunato due cori e un’orchestra, piccola ma potente, compagni di un viaggio che attraverso brani della tradizione francescana e non, amplifica il senso di comunità e di fratellanza».
Il canto diventa quindi parte integrante della narrazione e non soltanto accompagnamento musicale. Le voci dei due cori dialogano con il racconto teatrale e con gli strumenti, costruendo un’esperienza collettiva.
Due cori e un ensemble per raccontare Francesco
A partecipare allo spettacolo sarà il coro GardArt, nato alla fine del 2012 da un progetto che ha riunito persone accomunate dalla passione per il canto. La formazione conta circa trenta elementi e nel corso degli anni ha sviluppato un repertorio che attraversa musica sacra, musica popolare, spiritual e gospel, oltre a musical, recital, concerti e spettacoli teatrali.
Accanto a GardArt ci sarà Anima Vocis, formazione nata nel 2019 dall’incontro di coristi provenienti dalle province di Brescia, Verona e Mantova. Il repertorio del coro spazia dalla musica sacra a quella profana, dalla musica popolare a quella d’autore, dal Rinascimento alla contemporaneità.
Il coro è diretto da Andrea Pini, diplomato all’Accademia “Piergiorgio Righele” di ASAC Veneto, e accompagnato al pianoforte da Lorenzo Bosi. Alla preparazione collaborano inoltre Monika Richter e Matteo Cauzzi.
A completare l’ensemble musicale saranno Federica Faccincani al clarinetto, Giordana Ciampalini al flauto traverso, Leonardo Bruschetta al violoncello, Silvano Martinelli alle percussioni e Giovanni Della Piana e Pietro Mazzocchi alla tromba.
La forza della comunità attraverso la musica
La scelta di riunire cori e musicisti risponde a un’idea precisa: trasformare la storia di Francesco in un’esperienza condivisa.
Gambarin richiama, nelle note di regia, una frase di don Tonino Bello e parla dello stupore che nasce quando voci diverse riescono ad armonizzarsi: «Possiamo, come diceva Don Tonino Bello, trasformare il lamento in una danza».
È questo uno dei fili conduttori dello spettacolo: la capacità della musica di creare una comunità, di mettere insieme persone diverse e di trasformare la singola voce in qualcosa di più grande.
Francesco, una figura ancora contemporanea
A 800 anni dalla morte, la figura di Francesco viene così riproposta non soltanto come quella di un santo della storia cristiana, ma come quella di un uomo capace di interrogare ancora il presente.
«Francesco continua a parlarci, da uomo libero e vero rivoluzionario che amava definirsi “madre” dei suoi fratelli», sottolinea Gambarin.
Una definizione che diventa anche una chiave per leggere lo spettacolo: la tenerezza, l’accoglienza e la cura dell’altro vengono poste al centro del racconto. Francesco si china sul mondo e sulle sue fragilità, su uomini descritti come “impreparati a vivere”, spesso messi alla prova dalla forza della vita.
Da qui il titolo dello spettacolo: “Francesco, chino sulla culla del mondo”, un’immagine che riassume il gesto di un uomo che sceglie di avvicinarsi all’altro e al mondo con attenzione, cura e amore.
Teatro, musica e coralità diventano così gli strumenti attraverso i quali riportare al pubblico una storia antica, ma capace ancora oggi di porre domande sulla libertà, sulla fraternità, sulla pace e sul rapporto tra l’uomo e il mondo che lo circonda.
Domenica 4 ottobre 2026
Ore 15:45
Basilica di San Giovanni Battista – Lonato del Garda
