Bresciangrana, Almici: “La priorità assoluta sono i 40 conferenti. È da loro che dobbiamo ripartire”
La crisi di Bresciangrana continua a tenere con il fiato sospeso il comparto lattiero-caseario bresciano, mentre l’attenzione si concentra sulle circa quaranta aziende agricole che conferivano il latte allo stabilimento di Cignano di Offlaga. A chiedere che gli allevatori siano messi al centro della prossima fase è Diego Almici, esponente di Fratelli d’Italia, che annuncia l’intenzione di chiedere a Regione Lombardia la convocazione di un tavolo specificamente dedicato ai conferenti.
La vicenda è entrata in una fase delicata dopo l’avvio della procedura davanti al Tribunale di Brescia. Nei mesi scorsi Bresciangrana aveva sospeso il ritiro del latte, lasciando gli allevatori alle prese con la necessità di trovare rapidamente nuovi sbocchi per un prodotto che deve essere raccolto e valorizzato quotidianamente. Coldiretti Brescia aveva successivamente comunicato di aver individuato una soluzione per garantire la continuità del ritiro alle aziende associate, continuando nel frattempo a lavorare per le altre imprese coinvolte.
“Non possiamo permettere che siano gli allevatori a pagare il prezzo più alto”
Almici richiama innanzitutto i numeri contenuti, secondo la sua ricostruzione, nel recente decreto del Tribunale di Brescia. “Gli ultimi sviluppi della vicenda Bresciangrana aumentano fortemente la preoccupazione e rendono ancora più urgente mettere al centro le circa quaranta aziende agricole conferenti”, afferma.
Secondo quanto riferito dall’esponente di Fratelli d’Italia, nei soli mesi di luglio e agosto l’esposizione della società nei confronti dei fornitori sarebbe aumentata di 4,7 milioni di euro. Un dato che, nella lettura di Almici, rende particolarmente delicata la posizione degli allevatori.
“È proprio da questo dato che dobbiamo partire. Non possiamo permettere che siano gli allevatori a pagare il prezzo più alto di questa crisi”, sottolinea.
Il tema dei crediti degli agricoltori era già emerso nelle settimane precedenti. Secondo le informazioni riportate dalla stampa locale, i conferenti avrebbero maturato crediti superiori ai 20 milioni di euro per il solo latte.
La richiesta a Regione Lombardia: un tavolo per i conferenti
La proposta di Almici è quella di aprire rapidamente un confronto istituzionale concentrato sulle aziende agricole.
“Per questo chiederò a Regione Lombardia di promuovere rapidamente un tavolo specificamente dedicato ai conferenti”, spiega, indicando tra i possibili interlocutori Coldiretti, Confagricoltura, le altre organizzazioni agricole, il sistema cooperativo, Legacoop, il Consorzio di Tutela del Grana Padano e gli operatori della filiera disponibili a contribuire alla soluzione.
Un confronto che, nelle intenzioni, non dovrebbe limitarsi a un’analisi della situazione, ma avere obiettivi operativi: recuperare i crediti già maturati e, allo stesso tempo, costruire condizioni che consentano agli allevamenti di continuare a lavorare.
“Dobbiamo lavorare sul recupero dei crediti già maturati e, contemporaneamente, costruire garanzie per il futuro: uno sbocco stabile per il latte, un prezzo compatibile con i costi di produzione e soprattutto certezza nei tempi e nelle modalità di pagamento”, afferma Almici.
Il problema della continuità: “Il latte viene prodotto ogni giorno”
La questione non riguarda soltanto i crediti pregressi. Per le aziende agricole, infatti, la continuità produttiva è una necessità quotidiana.
“Un allevamento non può fermarsi aspettando l’esito di una procedura. Gli animali devono essere alimentati, i costi devono essere sostenuti e il latte viene prodotto ogni giorno”, sottolinea Almici.
La sospensione dei ritiri comunicata da Bresciangrana aveva già costretto gli allevatori a cercare alternative per la destinazione del latte. Coldiretti aveva riferito di essersi attivata immediatamente coinvolgendo imprese, cooperative e operatori della filiera per evitare l’interruzione della raccolta.
Adesso, secondo Almici, serve però una soluzione strutturale: “Quel latte deve trovare ogni giorno una collocazione e deve essere adeguatamente valorizzato”.
L’ipotesi dell’affitto e il futuro dello stabilimento
A complicare ulteriormente il quadro c’è l’evoluzione della procedura di crisi. L’ipotesi dell’avvio di una procedura per l’affitto dell’azienda apre una nuova fase, nella quale eventuali proposte dovranno essere valutate nelle sedi competenti.
Lo stesso Almici precisa di non voler anticipare l’esito delle valutazioni: “Saranno le sedi competenti a valutare le eventuali proposte e la loro sostenibilità”.
Ma, indipendentemente dal soggetto che potrebbe subentrare nella gestione, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia deve esserci un elemento irrinunciabile: il futuro dello stabilimento non può essere costruito senza gli allevatori che rappresentano la base della filiera.
Già ad agosto Almici aveva parlato di una proposta per il possibile rilancio di Bresciangrana, sottolineando l’obiettivo di tutelare allevatori, lavoratori, patrimonio produttivo e filiera. La proposta, aveva precisato, avrebbe dovuto essere valutata nelle sedi competenti e nell’ambito della procedura aperta davanti al Tribunale di Brescia.
“I conferenti non sono semplicemente creditori”
La posta in gioco, nella lettura di Almici, va oltre il destino della singola azienda.
“Non stiamo parlando soltanto del futuro di Bresciangrana. Stiamo parlando di quaranta aziende agricole, delle famiglie che vivono di quelle imprese e di una parte importante della produzione lattiero-casearia bresciana”, afferma.
Il tema della continuità della filiera era già stato portato all’attenzione della Regione. L’assessore lombardo all’Agricoltura Alessandro Beduschi aveva annunciato la convocazione di un Tavolo latte dedicato alla crisi, con l’obiettivo di confrontarsi con il mondo agricolo e gli altri soggetti coinvolti.
Ora Almici chiede un ulteriore passaggio, con un tavolo focalizzato in particolare sulla posizione dei conferenti.
“I conferenti non possono essere considerati semplicemente creditori di una procedura: sono imprese agricole che devono continuare a lavorare e rappresentano il patrimonio dal quale ricostruire una prospettiva”.
La conclusione è un appello alla collaborazione tra istituzioni e filiera: “La priorità oggi è tutelare i loro crediti, garantire uno sbocco sicuro al loro latte e dare continuità alle loro aziende. È da loro che dobbiamo ripartire”.
