Tre fratelli latitanti catturati tra Brescia e Savona: erano ricercati per frodi internazionali, skimming e riciclaggio

Due si nascondevano a Roè Volciano, il terzo è stato trovato a Millesimo, nascosto in un’intercapedine. I tre cittadini romeni, condannati in patria a pene tra 5 e 7 anni, sono stati arrestati dalla Polizia di Stato in esecuzione di Mandati di Arresto Europei

Tre fratelli romeni, di 48, 49 e 51 anni, ricercati dalle autorità della Romania e ritenuti ai vertici di un’organizzazione criminale internazionale, sono stati arrestati dalla Polizia di Stato tra le province di Brescia e Savona. I tre erano destinatari di Mandati di Arresto Europei emessi dall’Autorità Giudiziaria romena e, secondo le accuse ricostruite dagli investigatori, avrebbero avuto un ruolo di vertice in una rete specializzata in frodi internazionali, crimini informatici e riciclaggio. Due dei ricercati sono stati individuati a Roè Volciano, in Valsabbia, mentre il terzo è stato localizzato a Millesimo, nel Savonese. La notizia è stata resa pubblica oggi, 26 agosto 2026, e confermata dalle cronache locali.

La vicenda nasce in Romania, dove le indagini avevano ricostruito l’attività dell’organizzazione. Secondo quanto emerso, i tre fratelli avrebbero reclutato persone da inviare negli Stati Uniti con un compito preciso: installare dispositivi di skimming sugli sportelli bancomat per intercettare e sottrarre i dati delle carte bancarie di centinaia di cittadini americani.

I dati acquisiti sarebbero stati poi utilizzati per effettuare prelievi fraudolenti. Il denaro, una volta ottenuto, veniva trasferito in Europa e inserito in una complessa rete di riciclaggio. I proventi illeciti sarebbero stati successivamente reinvestiti nell’economia legale, in particolare attraverso il settore immobiliare, ma anche per acquistare automobili, viaggi e altri beni di lusso.

La condanna in Romania e la fuga

Il procedimento giudiziario in Romania si era concluso nel 2025, quando il Tribunale di Brașov aveva condannato i tre fratelli a pene comprese tra 5 e 7 anni di reclusione. Dopo la condanna, però, i tre si erano sottratti alla cattura facendo perdere le proprie tracce.

Gli investigatori dell’Ufficio Latitanti della Polizia di Brașov hanno continuato a ricostruire movimenti, contatti e possibili destinazioni dei ricercati, arrivando a ipotizzare che i tre potessero essersi rifugiati proprio in Italia.

A quel punto è diventata decisiva la cooperazione tra Romania e Italia. Il collegamento tra gli investigatori dei due Paesi è stato assicurato dall’Ufficio dell’Esperto per la Sicurezza del Ministero dell’Interno italiano presso l’Ambasciata d’Italia a Bucarest. Le informazioni raccolte sono quindi confluite nelle attività coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, con il coinvolgimento delle Squadre Mobili di Brescia, Genova e Savona.

Il primo arresto: era nascosto in un’intercapedine

La prima svolta è arrivata in provincia di Savona. Gli investigatori hanno localizzato uno dei fratelli a Millesimo. Quando gli agenti sono entrati nell’abitazione nella quale ritenevano potesse nascondersi, dell’uomo inizialmente non c’era traccia.

La ricerca all’interno dell’immobile, però, non si è fermata. Gli agenti hanno continuato a controllare gli ambienti fino a scoprire il 48enne nascosto in una intercapedine appositamente ricavata per cercare di eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine.

L’uomo è stato arrestato. Durante l’intervento sono stati inoltre trovati e sequestrati documenti falsi e diversi telefoni cellulari.

Il blitz in Valsabbia

Nel frattempo proseguiva la caccia agli altri due fratelli. Le informazioni raccolte attraverso la cooperazione internazionale hanno portato gli investigatori della Squadra Mobile di Brescia a concentrare l’attenzione sulla zona di Roè Volciano.

Settimane di osservazioni, appostamenti e pedinamenti hanno consentito di restringere progressivamente il campo fino a individuare lo stabile nel quale, secondo gli investigatori, i due ricercati avevano trovato rifugio.

La svolta è arrivata il 21 agosto. Gli agenti hanno individuato uno dei due uomini mentre usciva dall’abitazione per fare la spesa. A quel punto lo hanno seguito, attendendo il suo rientro nello stabile.

Quando il momento è stato ritenuto favorevole, è scattato il blitz. I poliziotti sono entrati nell’abitazione e hanno individuato entrambi i fratelli, procedendo al loro arresto e dando così esecuzione ai Mandati di Arresto Europei. Con l’operazione di Roè Volciano si è quindi chiuso il cerchio: tutti e tre i ricercati erano stati individuati e catturati in due diverse province italiane.

Dal bancomat negli Stati Uniti al riciclaggio in Europa

La ricostruzione investigativa restituisce un quadro internazionale particolarmente articolato. Il sistema contestato agli indagati partiva dagli Stati Uniti, dove venivano installati dispositivi di skimming sugli sportelli bancomat.

Lo skimming consente di acquisire fraudolentemente i dati delle carte utilizzate presso gli sportelli. Nel caso ricostruito dalle autorità romene, quei dati sarebbero stati sfruttati per effettuare prelievi illeciti ai danni di numerosi cittadini statunitensi.

Il denaro avrebbe poi seguito il percorso inverso: dagli Stati Uniti all’Europa, attraverso una rete destinata a renderne più difficile l’individuazione e a reinserirlo nell’economia legale. Tra gli investimenti indicati dagli investigatori figurano soprattutto immobili, oltre a automobili, viaggi e beni di lusso.

Sartori: “La cooperazione internazionale è fondamentale”

L’operazione viene indicata dalla Polizia di Stato come un esempio concreto di quanto sia importante la collaborazione investigativa oltre i confini nazionali.

“La cooperazione internazionale in materia giudiziaria e di Polizia rappresenta un aspetto assai rilevante delle attività istituzionali proprie delle Forze dell’Ordine e della Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato il Questore della Provincia di Brescia Paolo Sartori.

Il Questore ha evidenziato come “gran parte delle attività delittuose più complesse, al giorno d’oggi, hanno implicazioni sul piano transnazionale” e come, proprio per questo, la prevenzione e il contrasto non possano prescindere da una collaborazione strutturata tra i diversi Paesi.

Sartori ha richiamato anche l’importanza dei canali di cooperazione internazionale di Polizia e giudiziaria, tra cui Interpol, Europol, S.I.RE.N.E. ed Eurojust, insieme agli strumenti previsti dalla normativa europea, come i Mandati di Arresto Europei, gli Ordini Europei di Indagine e le Squadre Investigative Comuni.

L’operazione che ha chiuso il cerchio

La cattura dei tre fratelli è dunque arrivata grazie alla combinazione tra le informazioni raccolte dagli investigatori romeni e il lavoro sul territorio italiano delle Squadre Mobili.

Dalla Romania sono arrivati gli elementi investigativi sui ricercati e sui loro possibili spostamenti. In Italia, sotto il coordinamento del Servizio Centrale Operativo, gli investigatori hanno trasformato quelle informazioni in una ricerca concreta, arrivando prima a Millesimo e poi a Roè Volciano.

Un’operazione che ha attraversato due regioni e che si è conclusa con l’arresto di tutti e tre i fratelli, ora a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana nell’ambito delle procedure legate ai Mandati di Arresto Europei.

La vicenda, inoltre, mostra ancora una volta come le organizzazioni criminali che operano attraverso più Paesi possano essere contrastate soltanto attraverso una rete investigativa altrettanto internazionale: informazioni condivise, attività coordinate e strumenti giudiziari comuni hanno permesso di individuare in Italia tre persone che, dopo una condanna in Romania, avevano tentato di rendersi irreperibili.