Affitti sempre più cari a Brescia: dal 2019 i canoni sono aumentati del 49,4%
A Brescia il costo degli affitti è cresciuto del 49,4% dal 2019, collocando la provincia tra le aree lombarde dove il prezzo dell’abitare è aumentato con maggiore intensità. Un’accelerazione che si accompagna a salari rimasti più contenuti e a una disponibilità di alloggi sempre più distante dalla domanda.
L’allarme arriva dalla Feneal Uil Lombardia, intervenuta a margine della presentazione del Rapporto SILMI di Ance Lombardia. Il documento descrive un mercato immobiliare regionale in espansione, ma dietro la crescita delle compravendite emergono criticità sociali sempre più evidenti.
Nel 2025 il mercato immobiliare lombardo ha raggiunto un valore di 45,7 miliardi di euro, con una crescita del 10,3% e oltre 162mila compravendite. Per il sindacato, tuttavia, lo sviluppo economico del comparto non è accompagnato da condizioni abitative sostenibili per molti lavoratori.
Cutaia: «Chi produce questa ricchezza viene espulso dalle città»
Riccardo Cutaia, segretario generale della Feneal Uil Lombardia, individua una contraddizione tra la crescita del mercato e la capacità economica di chi lavora nel settore.
«Il mercato cresce, ma chi produce questa ricchezza viene espulso dalle città perché non può più permettersi né un affitto né un mutuo», afferma.
Secondo Cutaia, il tema del costo dell’abitare deve essere affrontato anche attraverso la contrattazione territoriale.
«È una contraddizione inaccettabile: il costo della vita deve entrare subito al centro della contrattazione territoriale».
La richiesta del sindacato è quindi quella di adeguare gli strumenti contrattuali alle condizioni reali delle diverse province lombarde, tenendo conto dell’aumento dei canoni, del valore delle abitazioni e delle differenze tra le economie locali.
Brescia tra le province con gli aumenti maggiori
I dati richiamati dalla Feneal Uil mostrano incrementi consistenti dei canoni di locazione in gran parte della Lombardia.
Como registra la crescita più elevata, pari al 53,8%. Seguono Monza e Brianza con il 50,9%, Brescia con il 49,4%, Varese con il 48,9% e Pavia con il 45%.
Parallelamente, i prezzi di vendita delle abitazioni sono aumentati in alcuni territori fino al 39,5%.
«L’emergenza è ovunque e, se cambiano le economie locali, devono cambiare i parametri dei contratti», osserva Cutaia.
Per la Feneal Uil non sarebbe più sufficiente applicare modelli uniformi a territori nei quali il costo della casa e della vita presenta ormai differenze rilevanti.
La proposta per canoni, mutui e mobilità casa-lavoro
Il sindacato propone di intervenire anche attraverso gli enti bilaterali del settore edilizio.
«Non possono limitarsi a prestazioni vecchie di vent’anni», afferma Cutaia.
La proposta è utilizzare le risorse già presenti nei fondi per introdurre nuove forme di sostegno destinate ai lavoratori.
«Proporremo alle associazioni datoriali di destinare le risorse già esistenti nei fondi a nuove prestazioni per sostenere i canoni, i mutui prima casa e la mobilità casa-lavoro».
Secondo la Feneal Uil, il progetto non comporterebbe nuovi oneri per il sistema, ma una diversa distribuzione delle risorse disponibili.
«Nessun aumento di costi per il sistema, ma una redistribuzione moderna della ricchezza prodotta».
«Senza stipendi dignitosi il settore perderà attrattività»
Il problema abitativo viene collegato anche alla capacità del comparto edilizio di attirare e trattenere lavoratori.
«Chi costruisce la Lombardia deve poter continuare a viverci», sottolinea Cutaia.
Secondo il segretario generale, l’aumento del costo della casa rischia di compromettere la tenuta stessa del settore.
«È una questione di giustizia sociale e di tenuta del settore: senza stipendi dignitosi tarati sui costi reali, il comparto si fermerà per mancanza di attrattività».
La questione sarà quindi portata nei prossimi confronti territoriali.
«Nei contratti provinciali dei prossimi mesi non faremo sconti», conclude.
Le difficoltà ricadono soprattutto sui giovani
Il quadro trova conferma anche tra le organizzazioni che a Brescia si occupano quotidianamente di disagio ed emergenza abitativa.
Secondo Tiziana Fortunali della Cisl, trovare un appartamento in affitto è diventato progressivamente più difficile. I canoni sono aumentati, mentre gli stipendi sono rimasti sostanzialmente fermi e il numero di abitazioni disponibili si è ridotto.
«Le conseguenze ricadono soprattutto sui giovani, spesso penalizzati da contratti precari o redditi bassi, e sugli immigrati, che oltre alle difficoltà economiche devono fare i conti anche con discriminazioni e, in alcuni casi, con abitazioni in cattive condizioni».
Alla crescita dei prezzi si aggiunge quindi una difficoltà di accesso al mercato che non riguarda soltanto il reddito, ma anche la stabilità lavorativa e la disponibilità dei proprietari a concedere gli immobili.
Alloggi pubblici insufficienti rispetto alle richieste
Un ulteriore elemento di criticità riguarda le liste d’attesa per gli alloggi pubblici.
Le abitazioni disponibili non sono sufficienti a rispondere al numero delle domande, lasciando molte famiglie senza una soluzione accessibile.
Secondo Erald Ngjela del Sicet, uno dei passaggi decisivi è coinciso con la diffusione degli affitti turistici e transitori.
Diversi proprietari, compresi coloro che hanno ricevuto immobili in eredità, avrebbero scelto di interrompere i contratti di lunga durata per orientarsi verso formule considerate economicamente più vantaggiose.
Questo fenomeno avrebbe progressivamente ridotto l’offerta destinata alle persone che cercano una casa stabile.
Affitti brevi e domanda in crescita
Brescia continua ad attirare persone in cerca di lavoro, ma la disponibilità di abitazioni non cresce con la stessa velocità.
Secondo Ngjela, l’offerta non riesce quindi a tenere il passo con la domanda prodotta dalla capacità attrattiva economica e occupazionale della città.
Gli affitti turistici e transitori vengono indicati tra i fattori che hanno contribuito alla trasformazione del mercato, spingendo alcuni proprietari verso contratti più brevi e potenzialmente più redditizi.
Il risultato è una maggiore pressione sugli appartamenti destinati alla locazione ordinaria.
La proposta del Sunia sul patrimonio inutilizzato
Dal Sunia Cgil arriva una proposta orientata ad aumentare il numero delle abitazioni disponibili.
Simone Cardin sottolinea che i canoni concordati sono rimasti sostanzialmente stabili, con importi compresi tra 300 e 400 euro per circa 1.500 alloggi.
Il sindacato propone quindi di incentivare i proprietari che scelgono di mettere sul mercato gli appartamenti sfitti e, parallelamente, di penalizzare chi continua a mantenerli vuoti.
Secondo i dati riportati dal Sunia, nel solo Comune di Brescia gli alloggi non occupati sarebbero almeno 13mila.
Un patrimonio che, se almeno in parte rimesso in circolazione, potrebbe contribuire ad ampliare l’offerta e ad alleggerire la pressione sui prezzi.
