A Brescia il Vero Project Global Summit 2026: 100 leader del manifatturiero da quattro continenti per tre giorni di confronto su AI, dati e competitività industriale.
È iniziato oggi a Brescia il Vero Project Global Summit 2026, il primo appuntamento globale organizzato da Vero Project Group, realtà bresciana specializzata in soluzioni software per i settori Mould & Die e Sheet Metal. L’evento si svolge al DoubleTree by Hilton fino al 19 marzo e riunisce circa 100 leader del manifatturiero provenienti da Europa, Asia, Africa e Oceania, confermando Brescia come uno dei poli manifatturieri più dinamici e riconosciti a livello internazionale. Vero Project, con rivenditori in India, Sudafrica, Australia e Repubblica Ceca, e con una base clienti che include aziende di Germania, Francia, India, Portogallo e Repubblica Ceca, trova nel Summit un momento strategico per consolidare relazioni internazionali e definire le priorità per la crescita dei prossimi anni.
L’obiettivo è creare un confronto operativo, concreto, orientato all’esecuzione e non solo alla teoria.
La giornata inaugurale ha offerto un quadro chiaro delle sfide che attendono il settore nei prossimi anni. Nel suo intervento, Antonio Perini, CEO di Vero Project Group, ha delineato le priorità strategiche del gruppo: la costruzione di un ecosistema internazionale capace di condividere standard, competenze e visione. «Questo Summit nasce per creare un confronto concreto – ha dichiarato Antonio Perini -, non teorico. Le imprese hanno bisogno di dialogo operativo, non di slogan. Brescia è il luogo ideale per costruire un ecosistema che unisce innovazione, competenze e visione internazionale». Un messaggio rivolto non solo ai clienti europei, ma anche a mercati in rapida evoluzione quali India, Sudafrica, Australia e Repubblica Ceca, Perini ha sottolineato come il settore stia attraversando una fase di trasformazione profonda, in cui la competitività non dipende più solo dalla qualità del prodotto, ma dalla capacità delle aziende di governare i dati, integrare tecnologie e costruire relazioni industriali solide e durature. «La manifattura sta cambiando ritmo. Oggi la differenza la fa chi sa prendere decisioni rapide, basate su informazioni affidabili, e chi sa creare valore insieme alla propria filiera. Non basta innovare: bisogna saper eseguire, ogni giorno, con disciplina e responsabilità», ha aggiunto.
Nel suo intervento, il CEO ha evidenziato come il settore stia vivendo una trasformazione che richiede nuove forme di leadership industriale: non più fornitori di strumenti, ma partner capaci di integrare tecnologia, processi e persone. «Siamo entrati in una fase in cui la crescita non è più un’opzione, ma un imperativo strategico. I nostri clienti ci chiedono integrazione tra sistemi, maggiore visibilità operativa, tempi decisionali sempre più rapidi e supporto su più mercati. Per rispondere a queste esigenze non basta offrire software: serve costruire soluzioni, competenze e partnership che generino valore lungo tutta la filiera», ha proseguito. Perini ha poi richiamato il ruolo del territorio bresciano come motore industriale del Paese e come laboratorio naturale per la trasformazione digitale della manifattura. «Brescia ha una tradizione industriale unica, ma soprattutto ha la capacità di guardare avanti. Questo Summit dimostra che quando imprese, partner e istituzioni si siedono allo stesso tavolo, il territorio diventa un acceleratore naturale di competitività internazionale».
A seguire, nel keynote dedicato all’intelligenza artificiale, Giacomo Frizzarin, Corporate Sales Director Western Europe di Microsof t, ha illustrato come l’intelligenza artificiale stia entrando in una nuova fase di maturità. Non più tecnologia sperimentale o strumento di supporto, ma infrastruttura operativa capace di incidere direttamente su processi, decisioni e modelli organizzativi. Frizzarin ha descritto il passaggio dagli assistenti AI agli agenti intelligenti, sistemi in grado di agire autonomamente, orchestrare attività, connettersi ai software aziendali e generare risultati misurabili. Un’evoluzione che sta dando vita alle cosiddette Frontier Firms: organizzazioni che mettono l’AI al centro della creazione di valore e ripensano ruoli, workflow e responsabilità in un’ottica di collaborazione tra persone e agenti digitali. La relazione ha evidenziato anche le condizioni necessarie per scalare queste tecnologie: qualità dei dati, governance, sicurezza, osservabilità e maturità organizzativa. Un approccio che sta già trasformando funzioni come vendite, customer service, operations, finanza e supply chain.
Il confronto si è ampliato con l’Industry Panel, che ha riunito rappresentanti di CEFAMOL, ISTMA, SDA Bocconi, UCISAP (Unione Costruttori Italiani Stampi e Attrezzature di Precisione) e Hexagon (Manufacturing Intelligence). La discussione ha evidenziato come la manifattura europea stia affrontando una fase di transizione complessa: da un lato la pressione competitiva globale, dall’altro la necessità di investire in digitalizzazione, nuove competenze e resilienza delle filiere. È emersa una visione comune: la crescita passa dalla capacità di esecuzione, dalla collaborazione tra attori diversi e da un approccio più integrato alla gestione dei dati.
È seguita la sessione dedicata all’espansione internazionale ha approfondito le opportunità nei mercati emergenti e il ruolo dei partner globali nel sostenere la scalabilità del modello Vero Project.
La giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Data as a Strategic Asset in the Age of AI”, che ha affrontato temi cruciali come governance, cybersecurity e responsabilità condivisa tra produttori e fornitori di tecnologia. Un confronto che ha messo in luce come la gestione dei dati sia destinata a diventare la nuova frontiera della competitività industriale. Tra i protagonisti anche Annita Larissa Sciacovelli, figura di riferimento nel panorama della cybersicurezza europea, professoressa di Diritto internazionale e membro dell’Advisory Group dell’Agenzia dell’Unione europea per la cybersecurity (ENISA). Il suo contributo ha evidenziato come la protezione dei dati e la resilienza delle infrastrutture digitali siano ormai elementi imprescindibili per la competitività industriale. Un confronto che ha messo in luce come la gestione dei dati sia destinata a diventare la nuova frontiera della competitività industriale.
La scelta di Brescia come sede del Summit trova conferma nei dati più recenti disponibili sul territorio e sul commercio internazionale. Secondo la Camera di Commercio di Brescia, la provincia genera 47,086 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2,47% del totale nazionale, posizionandosi come quinta provincia italiana per capacità produttiva¹. Una struttura industriale solida, fortemente orientata all’export e caratterizzata da filiere ad alta intensità tecnologica. Il quadro internazionale è stato aggiornato dalla nuova Mappa dell’Export 2026 di SACE, presentata il 26 febbraio 2026, che evidenzia una crescita del +5% del commercio mondiale nel 2025 e previsioni di espansione media del +2,3% annuo nel triennio 2026–2028². In questo scenario, la Lombardia continua a rappresentare il baricentro dell’export italiano, confermandosi la regione con il contributo più elevato al commercio estero nazionale e con la maggiore capacità di intercettare opportunità nei mercati globali. Brescia, in particolare, si conferma uno dei territori manifatturieri più dinamici d’Europa: un contesto che combina specializzazione tecnica, capacità di innovazione e una forte proiezione internazionale. Un contesto che rende la città un laboratorio ideale per osservare da vicino le trasformazioni della manifattura e per ospitare un confronto internazionale di questo livello.
