Domenico Sacco, 35 anni sulla Stradale: «Meno alcol, ora il vero pericolo è il cellulare»
Dal 3 dicembre 1990 al 29 agosto 2025.
Trentacinque anni al servizio della Polizia stradale di Brescia, sempre in pattuglia, sempre sulla strada. Domenico Sacco, 60 anni, originario di Monte Sant’Angelo (Foggia), è andato in pensione dopo una vita professionale segnata dai turni in quinta – sera, pomeriggio, mattina, notte e poi riposo – e da migliaia di chilometri percorsi sulle strade bresciane.
Prima il corso a Cesena nel 1987, poi due anni a Chivasso, infine l’approdo a Brescia, dove dal dicembre 1990 non si è mai spostato. «Ancora non ho realizzato di non essere più in servizio – confessa –. Mi sembra di essere semplicemente in ferie».
Un bilancio lungo tre decenni. Se c’è un aspetto che Sacco sottolinea con soddisfazione è il cambiamento culturale rispetto all’alcol. «Rispetto agli anni ’80 e ’90, i giovani hanno imparato: scelgono un guidatore designato e non rischiano la patente. Oggi, infatti, la maggior parte dei ritiri riguarda persone sopra i 40 anni». Ma l’allarme non è spento: «Il vero pericolo adesso è lo smartphone. La distrazione è la prima causa di incidenti: non basta dire “non stavo telefonando”. Anche un messaggio o un vocale sono rischiosi».
La strada che cambia. Sacco ha visto trasformarsi la viabilità e la città: «Un tempo, con i semafori lampeggianti di notte, era una strage. Le rotonde hanno fatto la differenza». Cresciute anche le infrastrutture bresciane, che oggi rendono il traffico più scorrevole e il lavoro delle pattuglie più rapido.
Non tutto, però, è migliorato. «Il rispetto verso la divisa è calato. Una volta ti salutavano, oggi molti reagiscono con rabbia, chiedono perché li stai fermando».
Tra ricordi e aneddoti. Nella memoria dell’ex Sovrintendente restano tanti momenti speciali: dalle scorte alla Mille Miglia agli interventi di routine con chi si trovava in difficoltà. «Non dimenticherò mai quel ragazzo arrivato dalla Sardegna per un colloquio di lavoro: dormiva in auto davanti all’azienda. Io e un collega lo portammo a mangiare qualcosa».
Prevenzione e giovani. Per Sacco, il futuro passa dall’educazione. «Ho sempre creduto nel lavoro con i ragazzi, nelle scuole, col Pullman Azzurro. All’inizio ti guardano con indifferenza, ma se trovi il modo di parlare la loro lingua, il messaggio passa. E quando li incontriamo nelle notti di prevenzione, capiamo che hanno capito davvero».
Un’eredità fatta di esperienze, testimonianze e insegnamenti. «La Stradale non è solo sanzioni e multe – conclude Sacco – ma è soprattutto prevenzione, presenza e umanità. Ed è questo che mi porterò dentro».
