Omicidio di via Milano, cinque condanne e tre assoluzioni per la morte di Ranjit Singh
Cinque condanne e tre assoluzioni. Si è chiuso così, davanti alla Corte d’Assise di Brescia, il processo per l’omicidio di Ranjit Singh, cittadino indiano ucciso in via Milano la sera della vigilia di Natale del 2023. Una sentenza molto diversa rispetto alle richieste della Procura, che aveva sollecitato pene complessive per oltre 172 anni di carcere nei confronti degli otto imputati.
La Corte, presieduta da Cristina Amalia Ardenghi, non ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione. Una scelta che ha inciso in modo decisivo sul quadro finale e ha permesso, per alcuni imputati, il recupero del rito abbreviato. Le pene inflitte sono quindi molto più basse rispetto alla requisitoria della pm Carlotta Bernardi. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
Assolto il presunto mandante
Il punto più rilevante della sentenza riguarda l’assoluzione di Sanjeev Kumar, indicato dall’accusa come presunto mandante dell’omicidio. Per lui la Procura aveva chiesto 25 anni di carcere. La Corte, invece, lo ha riconosciuto innocente.
Un passaggio che cambia in profondità la lettura processuale della vicenda. Secondo la ricostruzione accusatoria, il delitto sarebbe maturato come una vendetta dopo che alla vittima erano stati attribuiti incendi o danneggiamenti ad alcune auto riconducibili proprio al presunto mandante. Ma l’assoluzione di Kumar indebolisce l’impianto che vedeva nell’aggressione una spedizione organizzata su mandato.
Oltre a Sanjeev Kumar, sono stati assolti anche Rohan Kumar e Ashwinder Singh. Tre assoluzioni che segnano una distanza netta tra la valutazione della Corte e la richiesta dell’accusa.
Le cinque condanne
Cinque imputati sono stati invece condannati. La pena più alta è stata inflitta ad Arshdeep Singh: 14 anni. Suraj Sharma è stato condannato a 12 anni, Ravi Ravi a 10 anni, Hamaad Manzoor a 9 anni e 4 mesi, Rahul Kumar a 8 anni.
Per quattro imputati la Procura aveva chiesto 30 anni. La sentenza si ferma quindi a pene sensibilmente inferiori. Il mancato riconoscimento della premeditazione e il diverso inquadramento delle responsabilità hanno inciso in modo determinante.
Resta, però, la gravità del fatto. Ranjit Singh fu aggredito in un parcheggio di via Milano. Secondo quanto emerso nel processo, l’aggressione durò un minuto e 44 secondi. In quel tempo alla vittima furono inferte 43 lesioni, 19 delle quali da arma da taglio.
La pm ha insistito anche ieri su un punto: per l’accusa, il numero delle lesioni e il tempo in cui furono provocate non sarebbero compatibili con una lite improvvisa, ma con una spedizione punitiva. La Corte, però, pur arrivando a cinque condanne, non ha accolto l’impianto nella forma più grave proposta dalla Procura.
Premeditazione esclusa, crudeltà non riconosciuta
Nel dispositivo non compare l’aggravante della premeditazione. Anche quella della crudeltà non è stata riconosciuta, come del resto aveva chiesto la stessa pm nella fase conclusiva.
L’esclusione della premeditazione è uno dei passaggi più importanti. Non significa che la Corte abbia ridimensionato la violenza dell’aggressione, ma che non ha ritenuto provato, secondo gli standard richiesti dal processo penale, un piano anticipato e organizzato nei termini sostenuti dall’accusa.
È proprio su questo punto che le motivazioni saranno decisive. Serviranno a capire come la Corte abbia distinto le posizioni dei singoli imputati, perché abbia assolto il presunto mandante e come abbia ricostruito il ruolo dei cinque condannati.
Una sentenza destinata ad avere sviluppi
La vicenda giudiziaria difficilmente si fermerà qui. La differenza tra le richieste della Procura e la decisione della Corte è ampia. Le condanne sono arrivate, ma con pene pari a circa un terzo rispetto a quanto sollecitato dall’accusa per alcuni imputati.
Per questo saranno centrali le motivazioni attese entro tre mesi. Da lì si capirà se la Procura deciderà di impugnare la sentenza e su quali punti si concentreranno eventuali appelli.
Per ora resta il primo grado: cinque condanne, tre assoluzioni e un processo che, pur avendo accertato responsabilità penali per la morte di Ranjit Singh, non ha confermato l’intero impianto accusatorio.
La sera della vigilia di Natale del 2023, in via Milano, Brescia fu teatro di un’aggressione brutale. La sentenza di ieri prova a fissare una prima verità giudiziaria, ma lascia aperti interrogativi pesanti sul movente, sui ruoli e sull’organizzazione del delitto.
