Nuovo ospedale di Chiari, lunedì la firma in Regione: resta aperto il nodo della sede
Il futuro dell’ospedale di Chiari entra in una nuova fase istituzionale, ma la partita più delicata resta ancora aperta. È fissata per lunedì 13 luglio, alle 12, a Palazzo Lombardia, la firma del protocollo d’intesa finalizzato alla riqualificazione del presidio ospedaliero clarense. L’appuntamento è previsto nella sala Opportunità della sede regionale e arriva dopo il via libera della Giunta lombarda allo schema di accordo per il nuovo polo sanitario dell’ASST Franciacorta.
La direzione, ormai, sembra tracciata: non una semplice ristrutturazione dell’attuale ospedale Mellino Mellini di viale Mazzini, ma una sostituzione edilizia del presidio. Resta però da chiarire il punto centrale: dove nascerà il nuovo ospedale? La formula indicata negli atti lascia infatti aperte due possibilità, ovvero la realizzazione “in loco” oppure in una diversa area vicina, contermine all’attuale sede.
Per Chiari e per tutto il territorio si tratta di una decisione strategica, non solo sanitaria ma anche urbanistica, viabilistica e sociale. Il presidio ospedaliero clarense rappresenta un punto di riferimento per un bacino molto ampio, che comprende la Bassa bresciana occidentale, la Franciacorta e numerosi Comuni collegati all’ASST Franciacorta. Non a caso, nei mesi scorsi, il percorso verso un nuovo ospedale ha raccolto il parere favorevole del sindaco di Chiari, Gabriele Zotti, e di 44 sindaci del territorio. Una posizione rafforzata anche dalle valutazioni tecniche affidate al Politecnico di Milano, chiamato ad analizzare scenari, costi, benefici e prospettive dell’intervento.
Il protocollo e il tema dei finanziamenti
La firma di lunedì non significa apertura immediata dei cantieri, ma rappresenta un passaggio formale importante. Il protocollo dovrà fissare ruoli, impegni e modalità operative tra Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comune di Chiari, ATS Brescia e ASST Franciacorta. Sarà poi il gruppo di lavoro tecnico-istituzionale a entrare nel merito delle valutazioni più complesse: area, accessibilità, viabilità, sostenibilità urbanistica, tempi e quadro economico.
La cifra di partenza indicata negli atti è di almeno 160 milioni di euro. Un investimento rilevante, ma che non esaurisce necessariamente il costo finale dell’operazione. La spesa complessiva potrebbe infatti crescere in base alla scelta della sede, alle opere accessorie, alla dotazione tecnologica, alla logistica, ai parcheggi, ai collegamenti stradali e alla configurazione definitiva della nuova struttura.
Il condizionale, in questa fase, resta quindi obbligatorio. Il nuovo ospedale dovrebbe sostituire l’attuale presidio di viale Mazzini, mentre per l’edificio esistente si aprirebbe un secondo capitolo: quello della sua destinazione futura. Una questione non secondaria, perché l’attuale ospedale non è soltanto un immobile sanitario, ma un luogo radicato nella storia urbana e sociale di Chiari.
Soddisfazione, prudenza e richiesta di trasparenza
Sul piano politico, il percorso viene accolto con soddisfazione da chi vede nel nuovo ospedale una risposta attesa da tempo dal territorio. Il coordinatore di Forza Italia Chiari, Fabiano Navoni, nei giorni scorsi eletto nel direttivo regionale del partito, parla di un iter rapido e di una volontà chiara da parte della Regione: «Un iter rapido che conferma la volontà di arrivare rapidamente a questo progetto da parte della Regione».
Navoni lega il tema del nuovo ospedale anche alla lezione lasciata dalla pandemia: «Un nuovo ospedale è un diritto per tutti i nostri malati e la pandemia da Covid-19 confido possa essere stata una lezione per investire nella sanità pubblica, insistendo non solo sulle ristrutturazioni ma anche sull’apparato del personale ospedaliero, vero tallone d’Achille degli ultimi anni per il nostro sistema sanitario».
Di segno diverso la posizione del consigliere regionale Massimo Vizzardi, già sindaco di Chiari, che invita a non considerare già chiusa una partita ancora piena di passaggi tecnici e amministrativi. «Viviamo un brutto momento, lo vediamo ogni giorno. Sul tema del futuro dell’ospedale di Chiari non apprezzo la mancanza di trasparenza, la politica propagandistica che dà già tutto per deciso e finanziato, non è vero, e quella stampa che contribuisce a diffondere notizie non vere».
Il punto sollevato da Vizzardi riguarda soprattutto la necessità di chiarezza: sui costi reali, sulle coperture, sui tempi, sulla scelta della sede e sulle ricadute per la città. Il dibattito, dunque, non riguarda soltanto il “sì” o il “no” al nuovo ospedale, ma il modo in cui un’opera di questa portata verrà costruita, spiegata e condivisa con il territorio.
Una scelta che riguarda tutta la Franciacorta
L’ospedale di Chiari è oggi uno dei presidi centrali dell’ASST Franciacorta. La sua funzione va oltre i confini comunali e interessa un territorio vasto, fatto di Comuni, famiglie, pazienti, operatori sanitari e amministrazioni locali. Per questo la decisione sulla nuova struttura non potrà essere letta soltanto come un intervento edilizio.
Una sede nuova potrebbe garantire spazi più funzionali, percorsi più moderni, reparti organizzati in modo più razionale, tecnologie aggiornate e una migliore gestione dei flussi di pazienti, personale e mezzi di soccorso. Allo stesso tempo, però, la collocazione dovrà tenere conto di accessibilità, collegamenti viari, parcheggi, consumo di suolo, rapporto con la città e futuro dell’attuale area ospedaliera.
Lunedì 13 luglio, con la firma del protocollo in Regione, arriverà dunque un passaggio atteso. Ma non sarà ancora l’ultima parola. La domanda principale resta sul tavolo: il nuovo ospedale di Chiari nascerà nell’attuale area di viale Mazzini o in una sede diversa? Da questa risposta dipenderà una parte decisiva del futuro sanitario e urbano del territorio.
