Pralboino, minacciata e picchiata: la fuga dal bagno e la denuncia dopo l’ennesima aggressione

Ha trovato la forza di raccontare quello che definisce il suo incubo: una relazione segnata da violenza, controllo, minacce, manipolazione e paura. La vicenda arriva da Pralboino, dove una giovane donna ha denunciato un uomo con cui aveva avuto una relazione iniziata circa due anni fa dopo un incontro su Tinder.

Secondo il racconto della vittima, l’ultimo episodio sarebbe avvenuto in una domenica di maggio. I due si erano visti per trascorrere la giornata insieme, ma la situazione sarebbe degenerata quasi subito. Una lite, poi l’alcol, quindi le botte e le minacce.

“Mi è venuto a prendere per passare la giornata insieme, ma abbiamo cominciato quasi subito a litigare perché lui era ossessionato dal mio passato”, ha raccontato la donna. Poi la violenza sarebbe esplosa: “Ha iniziato a bere, a riempirmi di botte in maniera folle come non aveva mai fatto, mi ha minacciato con un cavatappi e poi con un coltello che si trovava sul tavolo dicendomi: ‘Ti ammazzo questa volta’”.

La donna è riuscita a chiudersi in bagno. Da lì, secondo quanto riferito, ha cercato una via di fuga dalla finestra. Alcuni passanti l’hanno vista sul davanzale e sono intervenuti, inizialmente temendo che volesse buttarsi. L’aiuto arrivato dalla strada e dagli avventori di un bar vicino le ha permesso di mettersi in salvo. Poco dopo è passata una pattuglia dei Carabinieri, che è intervenuta nell’abitazione e ha accompagnato la donna in caserma, dove è stata sporta denuncia per lesioni.

Una relazione segnata da controllo e violenza

La storia raccontata dalla vittima non inizia con l’episodio di maggio. La donna descrive una relazione cominciata due anni fa e diventata presto difficile, con comportamenti possessivi, liti violente, inseguimenti in auto, insulti, minacce e aggressioni.

La donna aveva già denunciato l’uomo in passato, poi aveva ritirato la querela dopo essersi riavvicinata a lui. “Purtroppo dopo pochi mesi dalla prima denuncia ci sono ricascata, lui è riuscito a manipolarmi e ho acconsentito a vederci ancora”, ha spiegato. Nel suo racconto, l’uomo stava attraversando un periodo complicato, aveva perso il lavoro e la patente per guida in stato di ebbrezza, e avrebbe parlato anche di suicidio.

La vittima dice di aver cercato di aiutarlo, tornando a frequentarlo. Ma il rapporto sarebbe poi precipitato di nuovo, fino all’episodio più grave. “Si è creata una dipendenza affettiva”, ha raccontato. “Quando ti distacchi e vedi le cose lucide capisci che è assurdo”.

Nel racconto emergono elementi ricorrenti nelle relazioni violente: isolamento, controllo, gelosia retroattiva, manipolazione emotiva, alternanza tra minacce e richieste di aiuto. La donna parla di un uomo “ossessionato” dal suo passato, capace di controllare i social e di trasformare ogni confronto in accusa.

La fuga dalla finestra e l’intervento dei Carabinieri

Il momento più drammatico, secondo la testimonianza, è arrivato quando la donna non aveva più il telefono perché l’uomo glielo avrebbe preso. “Quella domenica mi ha minacciato di morte, aveva lui il mio telefono quindi non potevo chiamare aiuto”, ha raccontato.

La chiusura in bagno è diventata l’unica possibilità di sottrarsi all’aggressione. Da lì la donna si è arrampicata verso la finestra, cercando di farsi notare. Alcuni passanti l’hanno vista e hanno capito che qualcosa non andava. L’intervento di persone presenti nella zona ha evitato che la vicenda potesse avere un esito ancora più grave.

Il passaggio casuale di una pattuglia dei Carabinieri ha poi permesso di far intervenire subito le forze dell’ordine. I militari sono entrati nell’appartamento e hanno accompagnato la donna in caserma. Qui la vittima avrebbe ricostruito gli episodi precedenti, mostrando anche le chat con minacce e messaggi offensivi.

La denuncia per lesioni apre ora una nuova fase. Saranno gli accertamenti a definire eventuali responsabilità e provvedimenti. La donna, intanto, ha deciso di chiudere definitivamente la relazione e di tornare a farsi seguire da un centro antiviolenza.

“Ora ho deciso di chiudere definitivamente”

La parte più forte della testimonianza riguarda la consapevolezza maturata dopo l’ennesima aggressione. “Mi ha manipolata in maniera assurda”, ha detto la donna, descrivendo un legame dal quale non è stato semplice uscire. Ha raccontato di essersi fatta aiutare da un centro antiviolenza, poi di aver interrotto il percorso quando l’uomo l’aveva convinta a rivederlo e a ritirare la prima denuncia.

“Ora ho deciso di chiudere definitivamente”, ha spiegato. “Non ho paura di lui, ma spero che qualcuno possa intervenire e fare qualcosa e che altre donne non caschino in una situazione come questa”.

La vicenda di Pralboino ricorda quanto sia difficile uscire da una relazione violenta, soprattutto quando al maltrattamento fisico si accompagna la dipendenza affettiva e la manipolazione psicologica. Denunciare, chiedere aiuto e non restare sole sono passaggi fondamentali.

In Italia il numero nazionale antiviolenza e stalking è il 1522, attivo gratuitamente 24 ore su 24. In caso di pericolo immediato, il riferimento resta il 112. Per molte vittime, il primo passo può essere anche un centro antiviolenza del territorio, dove trovare ascolto, protezione e accompagnamento.