Infortunio mortale a Gavardo, Ebat Brescia: “La sicurezza deve essere una priorità concreta”

La morte di Mohammed Gannaoui, operaio agricolo di 27 anni di origine marocchina, riapre con forza il tema della sicurezza nei campi. Il giovane ha perso la vita il 2 giugno in un’azienda agricola di Gavardo, in località Soprazzocco, dopo il ribaltamento del trattore che stava conducendo. Una tragedia sul lavoro che ha colpito il mondo agricolo bresciano e che ha spinto Ebat Brescia, l’Ente Bilaterale Agricolo Territoriale della Provincia di Brescia, a rinnovare l’appello per rafforzare prevenzione, formazione e cultura della sicurezza.

Secondo le prime ricostruzioni, Gannaoui stava lavorando da solo nei terreni dell’azienda. L’allarme è scattato nel tardo pomeriggio, dopo le 17.30, quando i colleghi, non vedendolo rientrare da diverse ore, hanno iniziato a cercarlo. Il trattore è stato trovato ribaltato e per il lavoratore non c’era ormai più nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i mezzi di soccorso, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri e i tecnici Ats, chiamati a svolgere gli accertamenti previsti in caso di infortunio mortale sul lavoro.

“Esprimiamo il nostro più sincero cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia della vittima, ai colleghi di lavoro e all’azienda coinvolta da questa tragedia”, dichiara la presidente di Ebat Brescia, Rossella Gazzaretti. “Ogni perdita umana sul lavoro rappresenta una ferita per l’intera comunità agricola e ci richiama alla responsabilità di proseguire con ancora maggiore determinazione nel percorso della prevenzione”.

Il ribaltamento del trattore e il rischio nei campi

La dinamica è ancora al vaglio degli accertamenti, ma il ribaltamento del trattore resta uno degli scenari più temuti nel lavoro agricolo. È una situazione che può verificarsi durante manovre, lavorazioni su terreni irregolari, spostamenti in pendenza o attività ordinarie svolte con mezzi pesanti.

Ebat Brescia richiama proprio questo punto: il ribaltamento dei mezzi agricoli continua a rappresentare una delle principali cause di morte in agricoltura, nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti sforzi per migliorare la sicurezza delle macchine e diffondere buone pratiche operative.

“Questa tragedia assume un significato ancora più doloroso perché arriva a breve distanza da un altro infortunio mortale che aveva già profondamente colpito il nostro territorio e sul quale Ebat Brescia aveva richiamato l’attenzione di istituzioni, imprese e lavoratori”, prosegue Gazzaretti. “Trovarci nuovamente a commentare la perdita di una vita umana in agricoltura conferma quanto il tema della sicurezza richieda uno sforzo ancora più intenso e condiviso da parte di tutti gli attori coinvolti”.

Il riferimento è a una sequenza di incidenti che, negli ultimi mesi, ha riportato più volte il settore agricolo bresciano al centro della cronaca degli infortuni sul lavoro. Ogni episodio ha una propria dinamica e responsabilità da accertare, ma il dato comune resta la fragilità di un comparto nel quale mezzi meccanici, terreni complessi e lavoro spesso isolato aumentano l’esposizione al rischio.

Formazione, macchine agricole e lavoratori stranieri

Ebat Brescia ricorda il lavoro avviato da tempo con Ats Brescia, Inail e organizzazioni professionali agricole per promuovere la cultura della sicurezza. Le attività formative, informative e dimostrative rivolte alle imprese e ai lavoratori hanno coinvolto migliaia di persone e, secondo l’Ente, resteranno una priorità.

L’obiettivo è rafforzare gli investimenti nella prevenzione, nella formazione continua e nel rinnovamento del parco macchine agricole. Tre aspetti che, nel settore agricolo, non possono essere separati: la sicurezza dipende dalla preparazione degli operatori, dallo stato dei mezzi, dall’uso corretto delle attrezzature e dalla capacità di riconoscere i rischi prima che diventino emergenza.

Particolare attenzione, sottolinea Ebat, va rivolta anche ai lavoratori stranieri, che rappresentano una componente fondamentale dell’agricoltura bresciana. La prevenzione deve riuscire a superare anche le barriere linguistiche, con strumenti formativi chiari, accessibili e realmente comprensibili.

Per questo l’Ente conferma l’impegno a sostenere percorsi specifici per favorire la piena consapevolezza dei rischi e delle corrette procedure di lavoro. La sicurezza, in un comparto multiculturale come l’agricoltura, passa anche dalla possibilità di raggiungere ogni lavoratore con informazioni efficaci.

“Una vita spezzata sul lavoro non può essere considerata una fatalità”

Il comunicato di Ebat Brescia non si ferma al cordoglio. Chiede un cambio di passo e richiama tutti i soggetti coinvolti, istituzioni, imprese, lavoratori, enti bilaterali e sistema della prevenzione, a una responsabilità condivisa.

“Di fronte all’ennesima morte sul lavoro non bastano più il cordoglio e l’indignazione”, conclude Rossella Gazzaretti. “La sicurezza deve essere una priorità concreta e quotidiana per tutti. Ogni lavoratore deve poter tornare a casa sano e salvo al termine della giornata. Quando questo non accade, l’intera comunità è chiamata a interrogarsi e a fare di più. Una vita spezzata sul lavoro non può mai essere considerata una fatalità”.

La morte di Mohammed Gannaoui lascia una domanda pesante al territorio: che cosa si può fare, ancora, per evitare che il lavoro nei campi continui a trasformarsi in tragedia? La risposta, per Ebat Brescia, passa da formazione, prevenzione, investimenti, attenzione ai mezzi agricoli e coinvolgimento reale di tutti i lavoratori, compresi quelli che arrivano da altri Paesi e contribuiscono ogni giorno all’agricoltura bresciana.

 

 

(Immagine di copertina generata con AI)