Andrea Casta accende le cave di Botticino: “I suoni del marmo” tra violino, elettronica e luce
Le cave di Botticino diventano palcoscenico, superficie visiva e materia sonora. Venerdì 12 giugno Andrea Casta torna nella sua terra con “I suoni del marmo”, performance immersiva pensata per la Cava Menga Bassa e inserita nel programma di “Cava Experience. Musica, vino, storie”, terza tappa della rassegna itinerante “Scenari di marmo”.
Il concerto, già sold out, chiuderà una serata che partirà alle 20, con apertura dell’area dalle 19.30. Il programma prevede degustazione di Botticino Doc, esplorazione immersiva della cava con Oculus e, infine, la performance del violinista bresciano, costruita tra violino elettrico, musica elettronica, proiezioni, laser e light design.
Per Andrea Casta, nato e cresciuto a Brescia e poi approdato a Roma, l’appuntamento ha un valore particolare. Il bacino marmifero di Botticino è uno dei luoghi più riconoscibili dell’identità bresciana: un paesaggio fatto di materia, lavoro, storia e memoria collettiva. Dopo performance in contesti naturali estremi, dalle vette montane agli abissi del mare, il violinista porta ora il suo archetto luminoso dentro un luogo legato alla sua formazione visiva e culturale.
Il progetto nasce da un’idea maturata nel tempo: trasformare la cava in uno scenario capace di raccontare la brescianità profonda del marmo, la sua storia millenaria e il suo rapporto con il territorio. L’obiettivo è costruire una produzione dal respiro internazionale, ma radicata in un paesaggio immediatamente riconoscibile.
Una performance costruita per la cava
“I suoni del marmo” non sarà un concerto semplicemente ospitato in cava. La performance è stata pensata per quel luogo, con un impianto site-specific in cui musica, architettura naturale, memoria produttiva e tecnologia dialogano tra loro.
La parete nuda della cava diventerà una grande tela visiva. Proiezioni, laser ed effetti di light design occuperanno il fronte del bacino marmifero, trasformando la materia in immagine. Il palco sarà collocato alla base della cava, vicino al murales dedicato a Gandhi, dove Casta suonerà il violino elettrico e guiderà la parte elettronica della performance.
Il taglio dello spettacolo guarda alle grandi produzioni internazionali realizzate in luoghi monumentali, dove lo spazio non è soltanto cornice, ma parte centrale del racconto. A Botticino, la cava diventa così una sorta di cattedrale industriale e naturale: un ambiente in cui la pietra, la luce e il suono concorrono alla costruzione dell’esperienza.
Genesi, essenza e visione: il viaggio nel marmo
La performance durerà circa un’ora e sarà articolata in tre atti: genesi, essenza e visione. Il primo momento sarà dedicato al rapporto tra uomo e cava, al confronto con la materia e alla storia del lavoro. Il secondo entrerà nella struttura stessa della pietra, nella sua dimensione fisica e simbolica. Il terzo allargherà lo sguardo verso una dimensione più onirica, in cui la cava diventa paesaggio luminoso e metafisico.
La scelta narrativa punta a rendere omaggio alla storia umana del luogo, compreso il tributo pagato da chi nelle cave ha lavorato. Da lì il percorso si sposterà verso la ricerca sulla materia, fino a immaginare il marmo come elemento quasi liquido, spaziale, trasformato dalla musica e dalla luce.
Il risultato annunciato è una sintesi tra memoria e futuro: la cava come luogo concreto, segnato dalla fatica e dall’eccellenza produttiva, ma anche come spazio capace di generare immagini, suoni e visioni.
Botticino e il marmo che viaggia nel mondo
Il valore simbolico dello spettacolo è legato anche alla riconoscibilità internazionale del marmo Botticino. La pietra estratta da questo territorio ha attraversato secoli di architettura e costruzione, arrivando in luoghi iconici fuori dall’Italia.
La performance vuole contribuire a rendere la cava riconoscibile anche fuori dal territorio bresciano, trasformandola in un’immagine forte e immediata. Il messaggio è chiaro: dietro il marmo che si incontra in edifici e spazi urbani lontani c’è una terra precisa, c’è Botticino, c’è una comunità, c’è una storia.
In questo senso, “I suoni del marmo” non si limita alla musica. È anche un’operazione culturale e identitaria: un modo per raccontare Botticino attraverso un linguaggio contemporaneo, capace di parlare al pubblico locale e a quello internazionale.
Un ritorno bresciano prima del tour estivo
La serata arriva in un momento intenso per Andrea Casta, impegnato anche sul fronte discografico. Il 30 maggio è uscito un nuovo brano con Warner Music, mentre nella cava bresciana sarà presentato in anteprima “Fragments”, brano legato a un’etichetta olandese e atteso in uscita a luglio.
Dopo Botticino, l’artista proseguirà con date estive in Italia e all’estero. Far partire questa fase dalla terra bresciana aggiunge però un significato personale e territoriale alla performance.
“I suoni del marmo” sarà quindi più di un concerto sold out. Sarà un ritorno, un omaggio e una produzione costruita per un luogo che Brescia conosce da sempre, ma che per una sera sarà trasformato in paesaggio sonoro, luminoso e internazionale.
(Immagine di copertina: Andrea Casta | Facebook)
