Da Corte Franca all’Eiger: Tiziana Cadei conquista la parete nord, la “Mordwand”
Di giorno parrucchiera in Franciacorta, in montagna alpinista capace di affrontare una delle pareti più celebri e temute delle Alpi. La protagonista è Tiziana Cadei, di Corte Franca, che a fine aprile ha completato la salita della parete nord dell’Eiger, in Svizzera, arrivando in vetta insieme al bresciano Vincenzo Valtulini. La montagna dell’Oberland bernese viene indicata a 3.967 metri di quota, mentre la sua parete nord si sviluppa per circa 1.800 metri ed è considerata una delle grandi nord delle Alpi.
L’Eiger non è una cima qualunque. La sua nord è conosciuta in tedesco come Nordwand, ma anche con il soprannome di “Mordwand”, cioè “muro della morte”, un gioco di parole nato dalla fama di parete durissima e pericolosa, segnata negli anni da numerosi incidenti mortali. Le fonti internazionali parlano di almeno 64 alpinisti morti tentando la salita della parete nord.
Un sogno rimasto a lungo nel cassetto
Il racconto dell’impresa parte da lontano, da un obiettivo che per Tiziana Cadei non era nato all’improvviso ma apparteneva da tempo al suo percorso alpinistico. Nella ricostruzione pubblicata in questi giorni dalle testate bresciane, la salita dell’Eiger viene descritta come il coronamento di un desiderio riaperto “dal cassetto dei sogni”, poi trasformato in progetto concreto quando si è aperta una finestra meteo favorevole.
A raccontare il lato più personale dell’ascesa è stata la stessa Cadei, con parole affidate ai social e riprese dalle cronache locali. «Sono ancora sconcertata da come le cose siano fluite dal giorno in cui ho deciso di riaprire quel cassetto dei sogni. Quando ho visto le previsioni favorevoli sono scoppiata a piangere: non credevo di poter ricevere questa possibilità», ha scritto dopo la vetta.
La salita in cordata con Vincenzo Valtulini
L’ascensione è stata affrontata in cordata con Vincenzo Valtulini, altro alpinista bresciano. I due hanno dovuto gestire una salita lunga, tecnica e severa, con un bivacco in parete tra neve, ghiaccio e roccia, prima di raggiungere la sommità dell’Eiger. La stessa ricostruzione giornalistica parla di oltre un giorno in parete e di un passaggio notturno vissuto come parte inevitabile dell’impresa.
La dimensione della montagna aiuta a capire il peso del risultato. L’Eiger, montagna simbolo delle Alpi bernesi, domina l’area di Grindelwald e Kleine Scheidegg, ed è noto proprio per quella grande parete verticale che da decenni rappresenta una prova di riferimento per l’alpinismo classico e moderno.
“No flick flick”: niente scorciatoie
Nel suo racconto, Cadei ha sintetizzato lo spirito della salita con una formula semplice: «No flick flick», espressione usata come motto per dire, in sostanza, niente scorciatoie, niente fughe, solo la scelta di andare avanti accettando anche la possibilità di dover passare la notte in parete.
Sempre nel racconto social ripreso dalle testate locali, Tiziana Cadei ha aggiunto: «Dentro di me sentivo che era tutto perfetto, come poche volte nella vita». E alla fine della salita ha affidato il senso dell’esperienza a un ringraziamento che tiene insieme montagna, emozione e legame umano: «Alla montagna e all’universo per questa esperienza, e per avermi fatto ritrovare un amico».
Perché la nord dell’Eiger resta una salita simbolo
La parete nord dell’Eiger continua a esercitare un fascino fortissimo nell’immaginario alpinistico proprio perché unisce storia, difficoltà tecniche ed esposizione oggettiva ai pericoli. La sua prima salita completa risale al 1938, dopo anni di tentativi e tragedie che hanno contribuito a renderla una parete-leggenda. Ancora oggi viene considerata una prova di grande impegno, non solo per la lunghezza della linea ma anche per i rischi legati a caduta sassi, ghiaccio e valanghe.
In questo contesto, la riuscita di Tiziana Cadei assume un valore che va oltre il semplice risultato sportivo. È l’approdo di una passione coltivata con costanza, maturata lontano dai riflettori e portata fino a una montagna che per tanti resta soltanto un nome mitico. Per una donna della Franciacorta, abituata al lavoro quotidiano in negozio e alla disciplina dell’alpinismo, l’Eiger è diventato un sogno trasformato in vetta.
