Rugby Rovato, dai 50 anni del club una riflessione sul futuro: “Il club deve diventare comunità”
Un confronto tecnico nato dentro il cinquantesimo anniversario
Non solo celebrazioni, ma anche un momento di riflessione sul futuro del rugby di base e dei club. È questo il senso dell’incontro ospitato il 29 aprile alla Club House dello stadio Giulio e Silvio Pagani di Rovato, inserito nel calendario dei 50 anni del Rugby Rovato 1976 e dedicato ai processi di sviluppo dei club. La serata, annunciata nei giorni precedenti dalla società rossoblù, ha chiamato a confronto dirigenti, allenatori e operatori del territorio con alcuni dei principali riferimenti tecnici e istituzionali della Federazione Italiana Rugby.
Tra i relatori c’erano Daniele Pacini, direttore tecnico FIR, Matteo Mizzon, responsabile sviluppo Area 2, Maurizio Vancini, presidente del Comitato Regionale Lombardia FIR, e Fulvio Lorigiola, consigliere federale eletto nel 2024 e rappresentante FIR in Rugby Europe. A moderare l’incontro è stato il giornalista Gianluca Barca, firma di AllRugby.
L’omaggio alle origini e il valore della storia
La serata si è aperta con un momento simbolico dedicato alla storia del club. Prima di entrare nel merito dei temi tecnici, è stato infatti consegnato un omaggio al club da parte di Elvio Simonato, primo allenatore del Rugby Rovato e figura riconosciuta come uno dei pionieri dell’avvio del movimento locale, che oggi, essendo in pensione, si dedica alla tornitura del legnoì. Un passaggio che ha dato il tono all’intera iniziativa: guardare avanti senza perdere il legame con le origini.
Anche Fulvio Lorigiola, nel suo intervento, ha rimarcato questo aspetto, definendo Rovato “un punto di riferimento per come è nato, per come è stato impostato, per come cresce e per come continua ad andare avanti”. Un richiamo coerente con il peso che il club ha nel panorama rugbistico bresciano e lombardo.
Pacini: “Allenarsi alla complessità è la sfida”
L’intervento centrale è stato quello di Daniele Pacini, che ha proposto una riflessione ampia sulla situazione attuale del rugby e, più in generale, dello sport giovanile. Il punto di partenza è stato il concetto di complessità. “Allenarsi alla complessità è la sfida”, ha detto, spiegando che i club oggi devono confrontarsi con fattori che vanno ben oltre il campo: calo demografico, sedentarietà crescente, ansia nei più giovani, nuove abitudini digitali, minor tolleranza all’errore e cambiamento profondo del rapporto con le famiglie.
Pacini ha insistito su un passaggio chiave: il club non può più limitarsi a offrire allenamenti e partite, ma deve diventare un ambiente capace di leggere il contesto e di rispondere ai bisogni delle persone. “Mettere la persona al centro, i suoi bisogni, prima e davanti a tutto. Questo è il mantra”, ha affermato, indicando una linea di lavoro che mette insieme educazione, relazione e qualità dell’esperienza sportiva.
Il tema dei giovani tra sedentarietà, appartenenza e resilienza
Una parte importante dell’intervento ha riguardato i più giovani. Pacini ha descritto una generazione che vive in un contesto molto diverso da quello di pochi anni fa, più esposto alla pressione, più legato ai feedback immediati e spesso meno abituato alla fatica e all’attesa. Da qui l’idea che il rugby debba diventare, ancora più di prima, un luogo in cui si costruiscono resilienza, senso di appartenenza e comunità reale.
Il passaggio più netto è stato questo: “Oggi il vero avversario non è il club rivale. Il vero avversario è il contesto esterno”. Per Pacini, dunque, lo sviluppo non si misura soltanto nei risultati della prima squadra, ma nella capacità di attrarre, trattenere e far crescere bambini, ragazzi, famiglie, volontari ed ex giocatori.
Mizzon: prima conoscere il club, poi cambiare davvero
Sulla stessa linea si è collocato Matteo Mizzon, che ha riportato il discorso su un piano molto operativo. Il suo invito ai club è stato quello di partire da una fotografia reale della propria situazione, ponendosi domande concrete: quanti ragazzi entrano e quanti restano, dove si registrano più abbandoni, quanti ex giocatori continuano a frequentare il club, quanti diventano allenatori, dirigenti o arbitri.
“Partite da una consapevolezza e da una conoscenza vostra interna”, ha detto. E ancora: “Conosci te stesso per cambiare”. Un passaggio che ha spostato il fuoco dalla teoria alla gestione quotidiana, sottolineando come i percorsi di crescita abbiano bisogno di dati, osservazione e figure capaci di seguire i processi in modo continuativo.
Mizzon ha anche richiamato l’importanza di aprirsi a più forme di partecipazione, non solo al rugby a 15, ma anche a touch, tag e rugby femminile, oltre a rafforzare il rapporto con la scuola e con le famiglie. In questo contesto ha annunciato il rilancio del corso per responsabile sviluppo club, pensato per formare figure dedicate alla crescita organizzativa delle società.
Lorigiola: “Il club è diventato una comunità”
Molto significativo anche l’intervento di Fulvio Lorigiola, che ha parlato partendo dalla sua esperienza di uomo di club prima ancora che di dirigente federale. Il suo ragionamento ha messo in evidenza quanto il rugby italiano sia cambiato negli ultimi decenni, con una sempre maggiore centralità del vertice e della nazionale e, parallelamente, con la necessità per i club di rafforzare il proprio radicamento territoriale.
“Il club è diventato una comunità”, ha detto con chiarezza. Per Lorigiola, oggi il problema non è soltanto reperire risorse economiche, ma costruire una struttura più orizzontale, in cui dirigenti, tecnici, famiglie, ex giocatori e sponsor si sentano davvero parte di un progetto condiviso.
Il consigliere federale ha portato anche esempi concreti dalla sua esperienza al Petrarca, raccontando come la prima squadra sia stata coinvolta nel lavoro con il settore giovanile e come il senso di appartenenza non possa più essere dato per scontato, ma debba essere coltivato ogni giorno.
Vancini e il dato lombardo: 102 club e quasi 16mila tesserati
Nel suo saluto, Maurizio Vancini ha allargato lo sguardo alla situazione della Lombardia. Il presidente del Comitato Regionale ha parlato di 102 club tra società, accademia e centro di formazione e di un movimento che, nonostante le difficoltà, registra una leggera crescita, con circa 200 tesserati in più rispetto alla stagione precedente e quasi 16mila iscritti complessivi. Un dato che conferma il peso della Lombardia nel panorama nazionale e che Vancini ha legato direttamente al lavoro dei club sul territorio.
Il suo intervento ha avuto soprattutto il tono del ringraziamento: alle società, ai dirigenti e a chi ogni giorno tiene in piedi il movimento, in una fase che richiede sempre più capacità organizzativa e visione di lungo periodo.
Una serata che va oltre l’anniversario
L’incontro di Rovato ha avuto il merito di trasformare il cinquantesimo anniversario del club in qualcosa di più di una ricorrenza celebrativa. La sensazione uscita dalla serata è che il tema non sia solo come far crescere il rugby, ma come farlo restando fedeli alla sua identità educativa e comunitaria.
In questo senso, una delle frasi più forti emerse dal confronto è forse quella con cui Pacini ha sintetizzato il nodo centrale: “Se mettiamo la persona al centro, la prestazione arriva come conseguenza”. Una formula che a Rovato è risuonata come una linea di indirizzo per il futuro dei club, del territorio e del rugby di base.
(Articolo a cura di Manuel Moretti – Immagine di copertina: Radio Bruno Brescia)
