Università di Brescia, polemica sulla “stanza del silenzio”: segnalato un utilizzo esclusivo per la preghiera islamica

Si accende il dibattito all’Università degli Studi di Brescia attorno alla “stanza del silenzio”, lo spazio inaugurato nel 2022 come luogo aperto alla meditazione e alla riflessione spirituale per tutti gli studenti.

Secondo quanto denunciato nelle ultime ore, la sala sarebbe stata trasformata in uno spazio utilizzato in modo esclusivo per la preghiera islamica, con la presenza di tappeti, scritte religiose e di un separé destinato a distinguere l’area riservata a uomini e donne. Un cambiamento che ha alimentato polemiche sul significato originario dello spazio e sul modo in cui viene utilizzato.

A portare pubblicamente il tema all’attenzione è stata Silvia Sardone, che ha definito la situazione inaccettabile, sostenendo che uno spazio comune sarebbe stato di fatto trasformato in una moschea, con conseguenze sul rispetto dovuto anche ai fedeli di altre religioni.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi mesi ha interessato anche altre città italiane, come Firenzee Torino, dove in ambito scolastico o universitario si sono registrati momenti di preghiera legati al Ramadan. Anche a Brescia, negli stessi giorni, si è svolto un iftar che ha coinvolto la comunità universitaria.

Il caso riapre così la discussione su come conciliare la libertà di culto con la laicità e la condivisione degli spazi pubblici, soprattutto quando l’organizzazione delle pratiche religiose introduce regole interne, come la separazione tra uomini e donne, che possono generare confronto rispetto ai principi di pari accesso e parità di genere.

Al centro della questione resta quindi la definizione dell’uso di uno spazio nato come luogo neutro e inclusivo, pensato per accogliere forme diverse di raccoglimento personale e spirituale.