Palazzolo sull’Oglio, lavoro nero e minori nel capannone: tre arresti dopo il sequestro dell’11 febbraio

Tre persone sono state arrestate a Palazzolo sull’Oglio nell’ambito dell’inchiesta sul capannone sequestrato l’11 febbraio, dove lavoravano 23 cittadini moldavi irregolari, tra cui 8 minori.

Gli arresti sono stati eseguiti nella mattina di giovedì 5 marzo dai militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Brescia, con il supporto della Compagnia Carabinieri di Chiari e della Compagnia della Guardia di Finanza di Rovato. Le misure cautelari sono state emesse dal Gip di Brescia su richiesta della Procura. I tre soggetti, residenti tra Crema e Pontoglio, sono accusati – a vario titolo – di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il blitz di febbraio e le condizioni nello stabile

Il sequestro dell’11 febbraio aveva portato alla luce una situazione definita di degrado e illegalità all’interno di uno stabile nel quartiere San Giuseppe. Nel capannone, dove formalmente risultava operare una ditta attiva nella produzione di guarnizioni e nella lavorazione di materiali plastici, decine di persone avrebbero lavorato senza contratto e con una paga indicata in 2 euro l’ora, in ambienti ritenuti non conformi alle norme di sicurezza e igiene. Tra i presenti, anche bambini e ragazzi tra gli 8 e i 15 anni, che vivevano con le famiglie in locali ricavati all’interno dello stesso stabile.

Gli accertamenti economico-finanziari

Le successive verifiche della Guardia di Finanza di Rovato hanno ricostruito un presunto meccanismo definito delle “imprese apri e chiudi”: l’apertura di ditte individuali intestate a titolari diversi, anche per rendere più difficile l’individuazione delle responsabilità legate a imposte e contributi.

Secondo quanto riferito, nel tempo sarebbero state utilizzate tre differenti ditte individuali nello stesso settore, operative di fatto nello stesso luogo a Palazzolo. Una di queste, chiusa d’ufficio nel dicembre 2025, avrebbe registrato un’evasione indicata in oltre 670 mila euro in due anni; un’altra sarebbe stata costituita nel gennaio 2026, con un titolare formale individuato in un dipendente dell’impresa controllata a febbraio.

Tra le anomalie evidenziate anche l’assenza di costi documentati per l’acquisto di materie prime, elemento che – insieme allo sfruttamento della manodopera – avrebbe consentito di offrire servizi a condizioni particolarmente concorrenziali sul mercato.

Le misure cautelari

L’inchiesta ha portato a misure cautelari nei confronti di tre persone di nazionalità rumena, ritenute responsabili – a vario titolo – di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di 14 cittadini moldavi, tra cui 3 minorenni, tutti irregolari, oltre che di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per 15 persone, tra le quali 8 minori.

Per uno degli indagati è stato disposto il carcere, per gli altri arresti domiciliari.