Omicidio Carol Maltesi, Cassazione annulla l’ergastolo a Fontana: nuovo processo d’appello. I resti furono ritrovati nel Bresciano

Si riapre ancora una volta la vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Carol Maltesi. Nella giornata di ieri, 17 febbraio, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo inflitta in appello a Davide Fontana. La decisione rimanda gli atti a un terzo processo d’appello, chiamato a valutare nuovamente un punto chiave del procedimento: l’aggravante della premeditazione.

La Suprema Corte era già intervenuta in passato sul caso, disponendo un Appello bis dopo una precedente condanna al carcere a vita. Anche quel secondo passaggio in appello si era concluso con l’ergastolo, ma ora la Cassazione ha annullato per la seconda volta la pena massima e l’iter dovrà ripartire ancora.

Fontana, reo confesso, ha ucciso la vicina di casa, con la quale viveva nella stessa corte, dopo aver scoperto che la donna stava per trasferirsi a Verona per avvicinarsi al figlio di sei anni, che vive con il padre in Veneto. Nel racconto dei fatti riportato nell’articolo, l’omicidio viene descritto come avvenuto con colpi di martello e un colpo alla gola. Dopo il delitto, il corpo sarebbe stato smembrato in 18 parti e conservato in un congelatore a pozzetto. Viene inoltre riferito un tentativo di bruciare i resti con un barbecue, prima dell’abbandono nel Bresciano, dove furono poi ritrovati.

A quattro anni dall’uccisione, come ricostruito nel testo, il procedimento giudiziario torna quindi a un nuovo passaggio in appello. La premeditazione è l’elemento che continua a determinare lo scontro processuale: se riconosciuta in via definitiva, porterebbe automaticamente alla pena dell’ergastolo. La difesa, sempre secondo quanto riportato, sostiene invece che l’omicidio non sarebbe stato pianificato, ma frutto di un impulso.

Nel percorso giudiziario fin qui ricostruito, in primo grado la Corte di Assise di Busto Arsizio aveva condannato Fontana a 30 anni. In seguito, la Corte d’Appello di Milano aveva ribaltato quella decisione, riconoscendo la premeditazione e disponendo l’ergastolo. La Cassazione era già intervenuta una prima volta confermando l’aggravante della crudeltà e chiedendo un nuovo esame sulla premeditazione. Dopo la conferma del carcere a vita nel processo bis, ora arriva un nuovo annullamento.

Nell’articolo si ricorda anche che, per settimane, Fontana avrebbe utilizzato il telefono della donna per simulare che fosse ancora in vita. L’iter giudiziario, dunque, non si chiude: servirà un nuovo processo d’appello per stabilire se l’omicidio debba essere considerato frutto di un piano preordinato oppure di un gesto improvviso.