Dall’asma alla nascita prematura, gli effetti collaterali dell’inquinamento atmosferico

L’asma nei bambini è connessa all’esposizione del feto all’inquinamento atmosferico, secondo un nuovo studio. Oltre ai problemi respiratori, l’inquinamento dell’aria aumenta il rischio di nascita prematura o sottopeso, nonché di altre patologie più gravi come quelle tumorali.

I bambini le cui madri sono state esposte ad alte concentrazioni di particelle inquinanti nell’aria durante la gravidanza sono più inclini a sviluppare patologie respiratorie come l’asma. È quanto rivela un nuovo studio condotto dall’Università di Boston, che ha analizzato l’impatto delle particelle ultra-sottili, non ancora regolamentate dai governi: si pensa che queste particelle siano ancora più tossiche delle polveri sottili già ritenute responsabili di problemi respiratori.

Le fonti di particelle ultrasottili includono veicoli e inceneritori, e migliaia di queste particelle possono essere trovate, in città, nello spazio volumetrico di una zolletta di zucchero. Si ritiene che passino al feto attraverso i polmoni e il sangue della mamma che respira aria inquinata, e sono anche responsabili di altri problemi come il tumore al cervello: i ricercatori hanno affermato che dimostrare questi impatti sulla salute dovrebbe spronare i governi a trovare misure di contenimento all’inquinamento migliori di quelle adottare fino ad ora per ridurre l’inquinamento dell’aria.

La nostra ricerca rappresenta un primo passo importante per fornire le prove necessarie a spingere verso un più attento monitoraggio dell’esposizione alle polveri ultra-sottili e, infine, ad una loro regolamentazione – spiega la professoressa Rosalind Wright, che ha guidato la ricerca. – L’asma nei bambini rimane un problema diffuso a livello mondiale ed è possibile che si diffonda ulteriormente a causa del crescente inquinamento atmosferico e degli effetti del cambiamento climatico.

Già precedenti studi avevano dimostrato un legame fra l’inquinamento atmosferico e i danni al feto: uno studio del 2019 sosteneva che i danni dovuti all’aria inquinata erano pari a quelli che le donne fumatrici incinte infliggevano ai loro piccoli con il fumo di sigaretta. Questo nuovo studio, tuttavia, è andato oltre: ha seguito circa 400 donne (perlopiù di etnia nera o latina) residenti nell’area metropolitana di Boston e i loro piccoli durante la gravidanza e anche dopo, e ha raccolto dati ancor più scoraggianti. I bambini le cui madri erano state esposte a livelli di polveri ultra-sottili di 30.000 unità per centimetro cubo avevano un rischio 4 volte superiore di sviluppare asma in giovanissima età rispetto a quelli le cui madri avevano respirato concentrazioni di polveri ultra-sottili per 15.000 unità per centimetro cubo – questa differenza di valori è orientativamente il passaggio visto fra la vita in periferia e la vita in centro città a Boston. La maggior parte delle diagnosi di asma infantile è avvenuta nei primi tre anni di vita dei piccoli e, in generale, il 18% dei piccoli dello studio ha sviluppato l’asma.

Gli scienziati hanno ovviamente tenuto conto anche di altri fattori, come l’età delle madri e l’obesità, ma anche altri agenti inquinanti presenti nell’aria respirata dalle neomamme. Tuttavia, gli effetti delle polveri ultra-sottili sui bambini sembrano indipendenti da altri fattori.

Fonte: American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine

Redatto da https://www.greenme.it/